I problemi da risolvere e le aspettative della categoria

“Neve o non neve… arriveremo a Roma”, come è stato scritto su Facebook, facendo eco alle note di Antonello Venditti e cercando di sdrammatizzare un po’ le disavventure affrontate dai numerosi farmacisti, giunti in una Roma imbiancata, lunedì 26 febbraio, per partecipare agli Stati Generali della Farmacia. Disavventure sia per arrivare, sia soprattutto per ripartire, ma -si sa- i farmacisti sono abituati a superare gli imprevisti e non basta certo una nevicata a fermarli. E così in circa duemila hanno partecipato all’incontro serale con i politici, dopo aver dibattuto nel pomeriggio sui grandi temi della farmacia, sotto la guida dei quattro conduttori dei tavoli tematici: Renato Usai (“Nuovi interventi regolatori”), Osvaldo Moltedo (“I nuovi patti”), Vittorio Contarina (“Gli strumenti del buon governo della farmacia”) e Roberto Tobia (“Lo sviluppo del settore”). A loro il compito di fare il punto sui problemi da risolvere e sulle aspettative della categoria, illustrati nella serata ai rappresentanti dei partiti politici.

Vediamo di analizzarli ripercorrendo sinteticamente le relazioni dei vertici del sindacato, partendo dal presidente Marco Cossolo. Dai suoi interventi emerge la rotta che Federfarma intende perseguire, in un cammino progressivo: coniugare le autonomie regionali con l’uniformità di assistenza; riportare la farmacia al centro della distribuzione dei farmaci; inserire la “Farmacia dei servizi” nei modelli regionali di presa in carico del paziente cronico. Ma per raggiungere questi obiettivi bisogna bloccare l’apertura delle nuove parafarmacie, rendere incompatibile la titolarità di una farmacia con quella di un esercizio di vicinato, consentire la vendita degli Otc senza la presenza del farmacista, riassorbire i farmacisti delle parafarmacie e dei corner (a patto però che “non ci siano più farmaci fuori dalla farmacia”).

Il presidente ha poi indicato le linee per il rinnovo del Ccnl, che va fondato sulla produttività, sulla flessibilità, sulla formazione e sui permessi, mentre, per quanto riguarda la previdenza e l’assistenza, ha annunciato uno studio che riveda gli obblighi di iscrizione, potenzi l’equità e la solidarietà, rapporti la pensione al reddito dell’iscritto e converta la natura del contributo 0,90%. Altro scoglio da superare è la Convenzione, su cui fondare la “Farmacia dei servizi”, con il recupero anche del contributo dello 0,15%, e la nuova remunerazione, che va condivisa con le Regioni e deve condurre all’”onorario professionale”. Ma parlare di Convenzione significa anche intervenire sulla distribuzione diretta e sulla Dpc, per riportare tutto il farmaco in farmacia e ridurre così sprechi e disservizi.

Ma quali gli strumenti per garantire il buon governo della farmacia? Marco Cossolo ne ha indicati tre: il progetto “Sistema farmacia” a supporto e aggregazione delle farmacie indipendenti, l’occupazione dei giovani farmacisti (ogni anno 3.000 neolaureati non trovano lavoro) e la formazione, indispensabile per individuare nuovi ruoli e superare il gap tra il corso di studi e gli aspetti tecnico-pratici dell’impegno gestionale. Ecco allora che un modello di sviluppo va fondato sulla Farmacia dei servizi, sulla loro certificazione, sui nuovi ruoli nell’ambito della cronicità e dell’aderenza terapeutica, e sulla galenica. Non si può, infatti, rivendicare nuovi spazi professionali se i servizi offerti non vengono standardizzati e certificati e questa è una sfida che tutti devono poter raccogliere, grazie a sinergie di filiera, per garantire strutture di qualità nell’autoanalisi, nella telemedicina e così via.

Nell’ambito poi della presa in carico del paziente cronico, del monitoraggio e dell’aderenza alle terapie “la farmacia può fare molto” -ha dichiarato Cossolo- e proprio con questa consapevolezza Federfarma sta elaborando un modello, che verrà poi proposto alle Regioni. Nell’ambito poi della galenica, bisogna ora rivitalizzare questo servizio professionale, supportati dalla nuova Tariffa nazionale, stipulando convenzioni Ssn “a supporto della criticità dei farmaci orfani”.

Dai numerosi interventi del presidente Cossolo nelle varie fasi degli Stati Generali emerge un chiaro invito ai farmacisti: “Abbiamo lavorato insieme a tutti gli stakeholder per elaborare una visione del futuro, l’abbiamo poi sottoposta all’approvazione dei colleghi e poi proposta alla condivisione dei politici. Ai colleghi ora chiediamo un’apertura di mentalità verso i nuovi schemi e percorsi, mentre alla politica proponiamo di abbandonare i vecchi pregiudizi per una casta che non c’è e, forse, non c’è mai stata. Rilancio, quindi, il nostro concetto di equità, per raggiungere un obiettivo comune: dare ai cittadini un servizio farmaceutico efficiente e adeguato ai tempi”.

Su alcune strategie che Federfarma intende perseguire, per assicurare un futuro più sereno alla farmacia, è intervenuto anche il vicepresidente Vittorio Contarina, che dopo aver presentato i primi dati sui nuovi strumenti di comunicazione -“Federfarma Channel” e “Farma Magazine”- si è soffermato su alcuni progetti di sviluppo. Fatto un brevissimo cenno al progetto di integrazione che Federfarma sta predisponendo insieme a Federfarma Servizi (l’argomento è stato solo antìcipato e sarà al centro di un apposito incontro, perché merita specifico approfondimento), Contarina ha auspicato l’accelerazione di progetti di fusione di cooperative, a cominciare da quelle maggiori, per poi arrivare a una unica grande aggregazione.

Contarina ha poi analizzato il problema occupazionale, alla luce degli esuberi annui causati da una pesante differenza tra la grande offerta e la scarsa domanda di lavoro, di cui anche Federfarma vuole farsi carico. Innanzitutto “aprendo un dialogo permanente con i giovani, mediante i loro organi rappresentativi, per lavorare insieme, e poi attuando sinergie e confronti in occasione di progetti e programmi comuni (rinnovo del Ccnl, organizzazione di programmi di formazione, eccetera)”. Su questo specifico campo, Contarina ha poi elencato gli obiettivi della Federazione: “preparare i giovani ai nuovi ruoli, realizzare programmi formativi a supporto della gestione economica della farmacia e favorire una formazione che, da una parte, riempia il gap tra quanto offre l’università e le reali necessità di chi è impegnato al banco, e, dall’altra, permetta di affrontare i nuovi ruoli proposti dalla Farmacia dei servizi”.

Dei problemi dei farmacisti rurali ha invece parlato il segretario nazionale del Sunifar, Renato Usai -che si è soffermato sia sui problemi di sostenibilità delle farmacie disagiate, sia sui criteri di ruralità, per una maggior equità delle attuali tutele- e poi è intervenuto il presidente del Sunifar, che ha ripreso i vari temi discussi, rivisitandoli nell’ottica delle farmacie più deboli, quelle che però costituiscono l’indispensabile capillare servizio farmaceutico. E così Silvia Pagliacci ha affrontato il tema del rinnovo della Convenzione, per rivendicare il diritto al sostegno proprio là dove il rapporto tra oneri e profitti è più sfavorevole, della Farmacia dei servizi, tanto più necessaria laddove le strutture sanitarie latitano e, infine, della Dpc, che deve riportare i farmaci della Diretta sul territorio. Si è poi soffermata sui criteri di ruralità, che non vanno limitati al solo fatturato della farmacia, ma che devono comprendere anche la popolazione, la localizzazione, l’ampiezza del territorio servito e altri indicatori di disagio.

Quindi, dopo aver dichiarato una solerte attesa nei riguardi di un progetto di aggregazione che sfrutti tutte le sinergie di filiera, il presidente del Sunifar ha affrontato il tema della previdenza e assistenza, chiedendo che siano potenziate le iniziative di solidarietà e sia garantita la sostenibilità economica degli iscritti. Infine, ha affrontato il tema della formazione, “formidabile strumento di arricchimento professionale e di sviluppo della farmacia”, e sui problemi dello spopolamento dei piccoli Comuni, che deve obbligare a un ripensamento sulla gestione del territorio, “per impedire l’abbandono e il degrado dei nostri borghi”. Silvia Pagliacci ha chiuso con un appello ai politici: “Considerate i bisogni delle piccole farmacie, per ciò che fanno ogni giorno, ogni notte, in ogni sperduto angolo della nostra bella Italia”.

Un video-denuncia sugli sprechi di farmaci derivanti dalla distribuzione diretta ha  mostrato ai politici intervenuti l’entità dello sperpero pubblico derivante da tale procedura.

“Neve o non neve… da Roma siamo poi ripartiti”. Con qualche difficoltà, ma sicuramente dopo aver fatto il pieno del senso di Federfarma per la categoria.

2018-04-06T17:39:23+00:00