Farmindustria: 2025, la salute che verrà

Siamo di fronte a un “Rinascimento dell’innovazione” per la ricerca biofarmaceutica, con un futuro entusiasmante che si avvicina a grandi passi. Entro il 2025 ci sarà una vera e propria rivoluzione nella risposta ai bisogni di salute della persona, con cure sempre più mirate e cucite “sartorialmente” sulle singole persone. Ecco perché bisogna costruire un sistema sanitario olistico, centrato sulla persona, e inquadrare in un contesto più ampio il problema della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

Proprio di questo si è parlato all’Assemblea pubblica di Farmindustria a Roma, su “2025 La salute che verrà”, sia nella relazione del presidente Massimo Scaccabarozzi (nella foto), sia negli interventi del ministro della Salute Giulia Grillo e del direttore dell’Ema Guido Rasi, sia nella tavola rotonda moderata dal giornalista Franco Di Mare e partecipata da Massimo Garavaglia, viceministro dell’Economia e delle Finanze, Luca Di Bassi, direttore Aifa, Sergio Venturi, assessore alle Politiche della salute dell’Emilia Romagna e Massimo Scaccabarozzi. Occasione preziosa per parlare non soltanto del ruolo dell’industria farmaceutica italiana, leader in Europa, ma anche di nuova governance farmaceutica, della spesa e della sua ripartizione, di reperibilità e di equo accesso al farmaco, di trasparenza e del giusto valore da attribuire all’innovazione, se e quando autentica.

“Sono 16.000 i farmaci in sviluppo nel mondo, di cui la metà in fase clinica” ha precisato il presidente Scaccabarozzi, e l’Italia ha tutte le carte in regola per essere competitiva a livello globale in questo “Rinascimento dell’innovazione”. Aumentano le terapie cellulari, geniche e nucleotidiche (“Next-generation biotherapeutics”), che negli ultimi tre anni sono raddoppiate, così come tra breve saranno disponibili le Car-T, con cellule modificate geneticamente per combattere i tumori del sangue, e le terapie combinate, basate sull’azione di più trattamenti oncologici. Avanzate sono anche le terapie geniche, per la cura delle malattie causate da geni difettosi o mancanti, e le terapie tissutali, per rigenerare i tessuti danneggiati ripristinandone così la loro funzione. Molto ci si aspetta, per affrontare il fenomeno della resistenza agli antibiotici, anche dai trattamenti antibatterici innovativi, come pure dalle digital therapeutics, vere e proprie terapie digitali dove il farmaco agisce in collaborazione con i software.
Siamo proprio di fronte a una rivoluzione che “può vedere l’industria farmaceutica italiana protagonista”. Importante che protagonista lo sia anche la farmacia, che di questa innovazione deve essere partecipe.

(Farma 7 n. 27/28 – 2019)

2019-07-25T10:19:05+00:00