Sui farmaci equivalenti Federfarma replica al Documento Ue, che chiama in causa anche i farmacisti.

Sui farmaci equivalenti Federfarma replica al Documento della Commissione europea: il basso consumo dei generici in Italia non è responsabilità dei farmacisti. L’invito al cittadino da parte del farmacista a usare il generico avviene quotidianamente.

Il ricorso al farmaco equivalente in Italia risulta notevolmente inferiore alla media europea. Molti sono i motivi che possono giustificare questo minore impiego del generico (per esempio, il nome stesso, che nella nostra lingua ha un significato dispregiativo, tant’è vero che ora si preferisce usare il termine “equivalente”): si va da una carente informazione sulla qualità dei prodotti, alle abitudini consolidate sui farmaci di marca, all’età dei pazienti e così via. In un recente documento della Commissione europea, lo “State of health in the Eu”, laddove si parla della sanità italiana nel 2019, si attribuisce buona parte della colpa ai farmacisti, che non spingerebbero sufficientemente i pazienti all’uso degli equivalenti.

Pur rilevando il fatto che questi consumi sono passati dal 7% al 25% tra il 2005 e il 2017, il documento Ue afferma che “i disincentivi finanziari per i farmacisti hanno frenato l’aumento della diffusione dei generici”. La tesi della Commissione europea, quindi, è che questo basso consumo sarebbe dovuto al fatto che in Italia “la retribuzione dei farmacisti è calcolata in base a una percentuale fissa sul prezzo dei prodotti, aspetto che costituisce un disincentivo a proporre ai clienti farmaci generici (meno costosi)”.

Federfarma: è proprio l’informazione data dal farmacista che ha favorito il contenimento della spesa farmaceutica, tant’è vero che gli equivalenti costituiscono ormai l’80% delle confezioni dispensate in regime di Ssn.

Pronta la replica di Federfarma. Innanzitutto si evidenzia che in Italia c’è un preciso obbligo di legge, che impone ai farmacisti di proporre al cliente un farmaco equivalente, laddove esiste (sempre che il medico non abbia negato la sostituibilità), e questo invito al meno costoso generico avviene quotidianamente da parte dei farmacisti, nel rispetto della norma. Anzi, è proprio questa informazione data dai farmacisti alla clientela -precisa Federfarma- che ha favorito il contenimento della spesa farmaceutica, tant’è vero che gli equivalenti costituiscono ormai l’80% delle confezioni dispensate in regime di Ssn. Inoltre, sull’acquisto dei farmaci generici le farmacie hanno condizioni economiche favorevoli e poi su questi prodotti non si esercitano gli sconti di legge, come invece avviene sui farmaci di marca. Dire, quindi, che i farmacisti italiani “boicottano” gli equivalenti per trarne vantaggi economici non corrisponde a verità.

Il nuovo modello di remunerazione e gli equivalenti

Ultima riflessione che Federfarma fa sul documento Ue riguarda proprio il nuovo modello di remunerazione presentato recentemente al ministero della Salute, che prevede una quota fissa per fasce di prezzo come onorario professionale e poi una quota percentuale assai ridotta sul costo del farmaco, anche su quello equivalente. Ecco un’ulteriore riprova della correttezza dei farmacisti, conclude Federfarma, e della loro disponibilità a dispensare il farmaco generico e a favorirne il consumo.

Del documento della Commissione europea abbiamo parlato anche qui.