Mmg e pediatri in pensione: l’uscita dal lavoro di tanti professionisti potrebbe generare nel 2023 un buco di 16.000 posti scoperti.

Medici di famiglia e pediatri di libera scelta oggi sono 45.500, ma l’uscita dal lavoro non compensata da nuovi ingressi potrebbe comportare 16mila posti in meno entro il 2023.

I medici di base e i pediatri in libera scelta in Italia sono 45.500, ma questo numero si sta rapidamente sfoltendo. Finora, infatti, ogni anno andavano in pensione 7-800 medici di medicina generale, ma “Quota 100” per le pensioni e i troppi adempimenti burocratici che mortificano il lavoro del medico stanno favorendo una vera e propri fuga.

Si calcola che il servizio sanitario territoriale perda ora circa 2.500 medici l’anno, con picchi che si presume arriveranno a 3.000 nel 2023, quando avremo circa 16.000 Mmg e pediatri in meno.

In base ai calcoli elaborati dalla Fimmg, la Federazione nazionale dei medici di medicina generale, entro il 2023 avremo 21.700 tra medici e pediatri andati in pensione, sostituiti da soli 6.000 nuovi ingressi, con un deficit appunto di 16.000 unità.

Mmg e pediatri in pensione: problema aperto in tutta Italia

Il problema di Mmg e pediatri in pensione in grande numero non riguarda soltanto i piccoli centri, dove l’assistenza sanitaria sarà particolarmente grave per carenza di servizi, ma anche le grandi città. Già ora Roma e Milano incominciano ad avere ambulatori chiusi, tant’è vero che per risolvere la situazione si ricorre a giovani medici di base giunti all’ultimo anno di specializzazione.

Ma così facendo non si risolve la situazione, “perché si anticipa l’ingresso di questi professionisti nel mondo del lavoro” dice Silvestro Scotti, segretario della Fimmg “, ma sempre quelli sono. Bisogna iniziare a programmare”. E questo va fatto in tutte le aree del Paese, perché se il Nord è già in sofferenza, bisogna considerare che il problema si sta allargando a macchia d’olio anche al Sud.

La specialistica prevale sulla medicina generale

Si consideri, inoltre, che in questi ultimi dieci anni 10.104 medici hanno scelto di andare a lavorare all’estero (il 33% in Gran Bretagna e il 26% in Svizzera) e che la nostra Università spinge più verso la medicina specialistica e che verso quella generale.

Sono tendenze che vanno modificate, così come bisogna considerare che oggi aprire un ambulatorio e dotarsi delle apparecchiature basilari ha costi non facilmente ammortizzabili. Quindi, comprensibile se i medici e i pediatri che se ne vanno in pensione non vengano facilmente e rapidamente sostituiti.

Medici in attività sempre più oberati di lavoro

Il problema va preso nella dovuta considerazione, anche perché le previsioni sono per un aumento della durata di vita media e un conseguente incremento dei malati cronici, che richiederanno una sempre maggiore assistenza sanitaria.

Ma, a fronte di una lenta e costante carenza di medici, questa situazione diventerà sempre più problematica e non si capisce allora che senso abbia promuovere gli esami di prima istanza negli ambulatori (pensiamo a quei 235 milioni di euro previsti nella Legge di Bilancio), in presenza di medici sempre più oberati di lavoro. Sono già in difficoltà a garantire la normale assistenza terapeutica, senza bisogno di allargare i loro impegni. Non è forse più razionale puntare sulla “Farmacia dei servizi”, già prevista per legge e in fase di avviata sperimentazione?