Nel 15° Rapporto Crea-Sanità si parla di equivalenza terapeutica, cioè della misura che consente di confrontare tra loro farmaci con principi attivi differenti. Il nuovo Rapporto Crea-Sanità, presentato dal Centro per la ricerca economica applicata dell’Università Tor Vergata di Roma, anche quest’anno ha fotografato la realtà della sanità italiana. analizzando con particolare attenzione il concetto di equivalenza terapeutica. Un criterio che dovrebbe servire a riorganizzare il Prontuario terapeutico e poi favorire gare regionali per l’acquisto dei medicinali al prezzo più basso e che, in base ai calcoli di Federfarma, dovrebbe consentire al Ssn un risparmio stimato in circa 700 milioni di euro.

Secondo il 15° Rapporto Crea-Sanità, “è oltremodo difficile, su un piano strettamente scientifico, dimostrare l’equivalenza terapeutica”,

Ma, secondo Crea-Sanità, non sarà certo facile realizzare questo criterio dell’equivalenza terapeutica tanto desiderato dalle Regioni e, peraltro, anche raccomandato nella proposta di nuova governance varata un anno fa da Giulia Grillo, precedente ministra della Salute pentastellata. Perché, come riporta il rapporto Crea, “è oltremodo difficile, su un piano strettamente scientifico, dimostrare l’equivalenza terapeutica”, e inoltre c’è il problema che “far diventare precocemente oggetto di gara le nuove molecole, provocherà presumibilmente un aumento dei prezzi richiesti nelle future negoziazioni”. Quindi, prima di adottare questa misura, sarà il caso di meditarla a fondo.

Mantenere l’efficienza competitiva dei farmaci equivalenti “deve essere una priorità assoluta della nuova governance”.

Ma non soltanto di equivalenza si è occupato il Rapporto Crea-Sanità, che infatti si è soffermato anche su altri aspetti della spesa farmaceutica. Si riconosce, per esempio, che il farmaco generico ha favorito notevoli risparmi, garantendo la sostenibilità del sistema, ma si paventa “il rischio di fallimenti di mercato, legati alla riduzione dei prezzi a livelli troppo poco remunerativi e/o a fenomeni di dumping, questi ultimi in particolare nel comparto dei biosimilari, dove le barriere all’entrata sono superiori per ragioni industriali”. Pertanto, suggerisce il Rapporto, non ci si dovrebbe limitare a promuovere la competitività dei nuovi prodotti, ma “andrebbero cercate nuove leve con cui restituire vitalità al mercato dei vecchi prodotti, che nei fatti è stato la principale fonte di finanziamento dell’innovazione nell’ultimo ventennio”. Mantenere l’efficienza competitiva dei farmaci equivalenti, conclude il Crea-Sanità, deve quindi essere una priorità assoluta della «nuova governance»”.