A fine dicembre è stata emessa la sentenza in materia di “Trasferimento della titolarità di una farmacia comunale a seguito di una procedura di gara”. La Corte di Giustizia ha ritenuto incompatibile con il diritto europeo la norma italiana che concede ai farmacisti dipendenti delle farmacie comunali il diritto di prelazione in caso di vendita, a soggetti privati, delle stesse. Alla decisione si è arrivati in seguito alla vicenda che ha visto protagonista, nel 2014, la farmacia comunale di Bernareggio (MB): un dipendente si aggiudicò la farmacia sulla base del valore minimo dell’asta (580 mila euro) pur a fronte dell’offerta più vantaggiosa avanzata da due titolari di un Comune vicino (che offrirono 600 mila euro). Il dipendente aveva usufruito dell’art. 12 Legge 362/1991, che gli riconosceva il diritto di prelazione, ma i due titolari fecero ricorso. Il Tar respinse il ricorso, ma il Consiglio di Stato, richiamato in appello, girò la questione alla Corte di Giustizia che ora si è espressa in merito, rilevando in prima battuta che il diritto di prelazione incondizionato concesso ai dipendenti di una farmacia comunale tende a dissuadere i farmacisti provenienti da altri Stati membri dall’acquistare una farmacia italiana. In seconda battuta, la Corte ha anche evidenziato che la possibilità di prelazione prevista dalla Legge 362 istituisce “una presunzione assoluta secondo la quale i dipendenti sono i soggetti maggiormente in grado di gestire, nella qualità di proprietari, la suddetta farmacia”, ma -la Corte sostiene- una simile presunzione non si basa su alcuna valutazione concreta dell’esperienza effettivamente maturata dai dipendenti della farmacia. Pertanto la normativa italiana è stata considerata illegittima e il diritto di prelazione non potrà più essere applicato a tutte le future procedure di gara pubbliche aventi per oggetto la vendita di farmacie comunali.