Non riguarda soltanto l’Italia, ma ormai tutti i Paesi europei il problema della carenza dei farmaci. Lo testimonia l’edizione 2019 dell’indagine che il Pgeu, il Raggruppamento dei farmacisti europei che opera a Bruxelles, ha pubblicato martedì 28 gennaio, riportando le interviste alle Associazioni dei farmacisti dei vari Paesi. Dall’indagine si rileva che 21 su 24 Stati membri accusano rotture di stock o farmaci indisponibili.
Le specialità più soggette a carenze riguardano le malattie respiratorie, i farmaci cardiovascolari e i gastrointestinali, colpendo in eguale misura sia i prodotti branded, sia gli equivalenti.

Come soluzioni, 19 Paesi su 24 propongono il ricorso alla sostituzione generica, 15 il reperimento del farmaco da fonti alternative, ma autorizzate, 11 l’importazione parallela e 10 Paesi la spedizione della stessa specialità, ma in confezioni di posologia diversa.

Per sopperire al grave problema dell’indisponibilità dei farmaci, che crea gravi problemi non soltanto ai pazienti che ne rimangono privi, ma anche ai farmacisti coinvolti nella faticosa ricerca dei mancanti, il Pgeu propone 5 misure:

• Mettere al primo posto le esigenze dei pazienti nello sviluppo delle politiche commerciali, leggi e strategie nazionali per influire sulla tempestiva e adeguata fornitura dei medicinali.
• Puntare sulle capacità e conoscenze dei farmacisti per gestire meglio l’assistenza ai pazienti e garantire loro la continuità del trattamento.
• Migliorare la comunicazione tra tutti gli attori della catena di approvvigionamento, per garantire ai farmacisti informazioni tempestive sulle carenze previste.
• Compensare l’incidenza finanziaria causata dalla carenza dei medicinali sui pazienti con adeguati interventi in materia di rimborso e remunerazione.
• Favorire la collaborazione tra gli Stati membri Ue e l’Ema, per migliorare la rendicontazione, il monitoraggio e la comunicazione sulle carenze.

Di carenze di farmaci in Europa, abbiamo recentemente parlato qui, a proposito dell’esperienza del Belgio.