La carenza di farmaci è un problema che affligge pressoché tutti i Paesi europei. Il Pgeu, l'associazione che rappresenta i farmacisti d'Europa, tiene sotto osservazione il fenomeno regolarmente, con un sondaggio annuale tra i suoi membri. Lo scopo del sondaggio è quello di  mappare l’impatto della carenza di farmaci in Europa. Con un comunicato stampa del 28 gennaio, il Gruppo europeo dei farmacisti ha reso noti gli esiti dell’ultimo sondaggio svolto nel 2019 (di cui abbiamo dato un'anticipazione qui). Il sondaggio raccoglie risposte di  24 Paesi, tra cui l’Italia, in un periodo compreso tra il 4 novembre e il 16 dicembre 2019. Ai fini dell’inchiesta, con la locuzione “carenza di farmaci” si è fatto riferimento all’impossibilità (temporale) di una farmacia di fornire ai pazienti il farmaco richiesto a causa di fattori al di fuori del loro controllo e che richiedono l’erogazione di un principio attivo alternativo o addirittura l’interruzione di una terapia medica in corso.

Dal sondaggio del Pgeu 2019 risulta che tutti i Paesi d'Europa hanno riscontrato una carenza di farmaci nelle farmacie nei precedenti 12 mesi, e la maggior parte di questi (87%) ha indicato che la situazione è peggiorata rispetto all’anno precedente.

Dalle risposte fornite, è stato possibile estrapolare delle tendenze che hanno delineato il quadro della situazione delle carenze in Europa. Risposte che inducono il Pgeu a reclamare provvedimenti urgenti per contrastare il fenomeno. Dai risultati è infatti emerso quanto segue. 1. Tutti i Paesi che hanno risposto hanno riscontrato una carenza di farmaci nelle farmacie nei precedenti 12 mesi, e la maggior parte di questi (87%) ha indicato che la situazione è peggiorata rispetto all’anno precedente. 2. Praticamente tutte le categorie di farmaci sono state coinvolte dal problema delle carenze; 3. Nella maggioranza (67%) dei Paesi che hanno risposto, sono stati segnalati oltre 200 farmaci in carenza nel momento della compilazione del sondaggio. 4. Tutti i Paesi ritengono che il fenomeno delle carenze causi angoscia e disagi nei pazienti. Inoltre, sono state segnalate come conseguenze negative: interruzione dei trattamenti (75% dei Paesi), aumento dei costi  come risultato di alternative più costose o non rimborsabili (58%) e trattamenti subottimali o con minore efficacia (42%). 5. In molti Paesi si ritiene che le carenze di farmaci danneggino le farmacie per la perdita di fiducia da parte del paziente (92% dei Paesi), per perdite economiche dovute al tempo impiegato per ovviare al fenomeno (82%), per le ripercussioni negative sul proprio staff (79%). 6. Esistono grandi differenze tra Paesi in termini di soluzioni che il farmacista può offrire in caso di carenze: sostituzione generica (79%); cercare il farmaco presso un’altra fonte di approvvigionamento autorizzata (come, per esempio, un’altra farmacia, il 63%); importare il farmaco da un Paese ove è disponibile. 7. Il tempo che il personale della farmacia deve impiegare nell’affrontare la carenza è aumentato: dalle 5,6 ore a settimana del 2018 si è passati alle 6,6 ore nel 2019. 8. Il 25 % dei Paesi ha indicato che non ci sono ancora in atto sistemi di segnalazione delle carenze che possano essere usati dai propri farmacisti, malgrado il fatto che i farmacisti incontrino spesso o prevedano difficoltà nell’approvvigionamento prima che l’industria o il grossista si rendano conto che c’è o ci sarà un problema. 9. I farmacisti ricevono le informazioni necessarie sulle carenze dai grossisti (71% dei casi), dalle agenzie del farmaco (67%) o dalle associazioni delle farmacie (42%).

Duarte Santos (Pgeu): "I dati sottolineano l’alta incidenza e il crescente aumento del numero dei farmaci in carenza nella maggior parte dei Paesi europei e il loro pesante impatto. La situazione per i pazienti e gli operatori sanitari non è più gestibile né accettabile".

Il presidente del Pgeu, Duarte Santos, ha commentato i risultati, affermando che questi “sottolineano l’alta incidenza e il crescente aumento del numero dei farmaci in carenza nella maggior parte dei Paesi europei e il loro pesante impatto giornaliero sui pazienti e sulla pratica farmaceutica in Europa. Evidenziano inoltre il divario esistente in molti Paesi tra le informazioni necessarie, gli strumenti legali e le opzioni a disposizione dei farmacisti territoriali nel fornire soluzioni ai pazienti. Raccomandiamo caldamente ai policy maker e agli stakeholder di prendere nota di queste tendenze e di agire di conseguenza, poiché la situazione per i pazienti e gli operatori sanitari non è più gestibile né accettabile”. (EP)