La situazione delle farmacie rurali si è fatta molto precaria, come risulta da un’indagine effettuata dalla rivista “Chemist and Druggist” online. Già dal 2016, infatti, e precisamente nel periodo che va da novembre 2016 a maggio 2018, hanno abbassato la saracinesca 140 farmacie e, di queste, 39 farmacie (pari al 28%) si trovavano nelle aree più povere del Paese. Successivamente, nei 18 mesi che vanno da maggio 2018 a ottobre 2019, altre 142 farmacie hanno chiuso, e di queste il 18% (pari a 26 farmacie) erano situate nelle aree più svantaggiate. Per poter indentificare un’area svantaggiata, il governo inglese divide il territorio in 10 gruppi, secondo un indice crescente di povertà calcolato in riferimento a 7 fattori: livello di salute, reddito, tasso di occupazione, capacità, tasso di criminalità, accesso alle abitazioni e qualità della vita. Ebbene, le 26 farmacie che hanno chiuso negli ultimi 18 mesi operavano in aree con punteggio 1 sull’indice generale (cioè il peggiore), soprattutto nel nord-ovest del Paese. I due fattori che più impattano sulla farmacia sono il reddito e la salute: 22 di queste 26 farmacie che hanno chiuso (l’84%) si trovavano in quartieri con il più basso livello di salute, mentre 20 su 26 (77%) operavano in aree con basso reddito/tasso di disoccupazione alto, e 15 (58%) erano in aree in cui il fattore di basso reddito incideva maggiormente sulle persone anziane. Già nel 2016 le singole farmacie e le “catene indipendenti” (ovvero non più di 20 esercizi), risultavano ad alto rischio di chiusura, a causa del loro sotto-finanziamento. Ma anche le grandi catene possono decidere di chiudere farmacie quando non sono più remunerative, con il “rischio che l’accesso venga ridotto o che la qualità del servizio possa essere compromessa”. Si tenga presente che il presidente dell’Associazione nazionale delle farmacie indipendenti (Npa), Mark Lyonette, da tempo fa presente che "molte farmacie indipendenti stanno funzionando a vuoto e non sono in grado di tenere le porte aperte". Ma la sua richiesta al governo di "essere pronto a investire più soldi nella farmacia territoriale", per evitare chiusure incontrollate, supportare nuovi servizi e alleggerire la pressione sulle risorse del Ssn è rimasto inascoltato. Il governo, infatti, lo scorso agosto ha annunciato che i sotto finanziamenti rimarranno tali per altri 5 anni. Questa precarietà della farmacia rurale inglese, infatti, è dovuta anche al fatto che sono stati azzerati alcuni specifici sussidi che aiutavano i colleghi delle aree rurali. Tagli che hanno contribuito all’attuale precaria situazione. Fortunatamente in Italia, invece, le indennità di residenza e gli incentivi fiscali che consentono di abbattere lo sconto Ssn permettono alle farmacie delle aree interne di far fronte alle difficoltà economiche. Ma che il problema degli incentivi sia importante lo testimonia il fatto che è oggetto di un’indagine del Pgeu, il Raggruppamento dei farmacisti europei, e che sarà al centro dei dibattiti della sua Assemblea generale del prossimo giugno.