È un comunicato stampa duro e determinato quello emesso ieri da Federfarma, a riprova che anche la pazienza ha un limite. Vi emerge chiara l’amarezza nel vedere che gli allarmi, più volte e da tempo lanciati alle Amministrazioni competenti, siano rimasti del tutto inascoltati. E così le farmacie non soltanto sono vittime delle speculazioni sulle mascherine, acquistate e necessariamente vendute a prezzi assurdi, ma devono anche subire l’oltraggio d’incorrere in sanzioni amministrative per averne sconfezionato i pacchi, proprio per aumentarne la diffusione. A più riprese Federfarma ha chiesto di poter vendere i dispositivi di protezione individuale a prezzi imposti e senza inutili adempimenti burocratici, e contro ogni ipotesi di speculazione ha addirittura deciso di costituirsi parte civile contro chiunque dovesse rivelarsi colpevole di prezzi gonfiati. Ma non solo, ha anche proposto di distribuire gratuitamente le mascherine provenienti dalla Protezione civile, ma le numerose lettere inviate sono sempre rimaste senza risposta. Così come ha chiesto di aver ben definiti prezzi e ricarichi delle varie tipologie di mascherine; di poter sconfezionare i pacchi di mascherine per venderle in forma singola, evitando così anche fenomeni di accaparramento; di distribuirle anche senza il marchio CE,  dopo aver acquisito le necessarie certificazioni, per ridurre i tempi di immissione in commercio.

Alle attestazioni di stima non corrispondono atti concreti a sostegno della farmacia nel suo ruolo di primo presidio sanitario sul territorio

Certo, non sono mancate manifestazioni di stima, in primis da parte del Presidente della Repubblica e del Ministro della Salute, per l’impegno che la categoria ha e continua a svolgere, anche a costo del prezzo altissimo di colleghi deceduti e contagiati, ma tutti gli appelli lanciati per migliorare il servizio sono rimasti inascoltati. Anzi, sono aumentati i controlli e le pesanti sanzioni per quelle farmacie che hanno avuto il buon senso di vendere mascherine singole, anziché confezioni da 20, 50 o 100. Nessun cenno, poi, per spiegare che le farmacie sono sottoposte a condizioni d’acquisto capestro, e che sconfezionano i pacchi proprio per rendere disponibili le mascherine agli anziani, ai pazienti oncologici, a quelli che debbono seguire terapie in day hospital, alle donne in gravidanza. Ma qual è la logica di obbligare una farmacia a consegnare a un singolo utente una confezione di 50 mascherine chirurgiche, sottraendone la disponibilità in maniera irrazionale e provocando evidenti danni nei confronti della collettività? Comprensibile, quindi, l’amarezza nel constatare simili negligenze, che contrastano con l’impegno di chi, con sacrificio e abnegazione, sta ogni giorno in prima linea, a combattere contro un virus impalpabile e invisibile. Altrettanto non vorremmo fossero le Amministrazioni competenti, chiamate a dare direttive certe alle farmacie e a sostenerle nel loro impegno a tutela della salute pubblica.