L’emergenza Coronavirus, forse, qualcosa di buono produrrà. Se è vero, infatti, che i sistemi sanitari di molti Stati sono sottoposti a una fortissima pressione, allora diventa naturale che la Commissione europea si rivolga a loro invitandoli a una maggior cooperazione transfrontaliera. Ed è proprio quello che ha fatto con una serie di raccomandazioni contenute nella Comunicazione pubblicata il 3 aprile, che mira a favorire il pieno utilizzo sia delle strutture e dei meccanismi esistenti, per collaborare nell’assistenza ai pazienti bisognosi di cure intensive, sia degli operatori sanitari disponibili, mettendoli in condizione di condividere competenze e abilità in partnership con gli operatori degli altri Paesi. Anche l’UE, infatti, farà la sua parte. La Commissione europea coordinerà la domanda e l'offerta dei posti di terapia intensiva per i pazienti e di personale medico qualificato, co-finanziandone il trasporto attraverso il Fondo di solidarietà. Inoltre, chiarirà le modalità di rimborso delle spese sanitarie sostenute in un altro Stato membro, fornirà chiarimenti sulle modalità pratiche per la mobilità transfrontaliera dei pazienti come, per esempio, il trasferimento dei fascicoli sanitari elettronici e il reciproco riconoscimento delle ricette. Per il trasporto di emergenza di pazienti il Centro di coordinamento della risposta alle emergenze (Ercc) fornisce un servizio attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Normalmente, per ottenere il rimborso delle spese mediche del paziente e la copertura dei costi per l'assistenza sanitaria, i pazienti che vengono curati in un altro Stato membro devono essere in possesso di un'autorizzazione preventiva da parte dell'ente previdenziale competente. Ma, in considerazione dell’attuale situazione di emergenza, la Commissione invita gli Stati membri ad adottare un approccio pragmatico per i pazienti che necessitano di cure urgenti e a valutare la possibilità di un'autorizzazione preventiva generale, per garantire la copertura di tutte le spese sostenute dal Paese ospitante. Per i pazienti che necessitano di cure mediche non urgenti, invece, si applicano le procedure per le cure mediche prestate in un altro Stato.

Viene reso più facile il libero accesso dei professionisti sanitari tra i vari Stati membri

Il secondo aspetto della Comunicazione riguarda un'altra questione critica, quale la necessità di permettere il libero accesso dei professionisti sanitari presso strutture sanitarie di altri Stati membri. Per quanto riguarda tale aspetto, è noto come la normativa vigente permetta il reciproco riconoscimento delle qualifiche professionali, sia in caso di prestazione temporanea di servizi, sia di stabilimento duraturo in un altro Stato membro. Nei casi di prestazione temporanea di servizi, ai professionisti può essere richiesta soltanto una semplice dichiarazione, senza che si debba attendere la decisione delle Autorità dello Stato membro ospitante. Per lo stabilimento duraturo c’è una invece una specifica procedura che, seppur ultimamente semplificata, può, in un periodo di crisi come l’attuale, essere ritenuta troppo lunga. La Comunicazione della Commissione incoraggia pertanto gli Stati membri ad adottare un approccio “più liberale” nel trattamento dei professionisti sanitari in arrivo da un altro Paese: per esempio, dispensandoli dall'obbligo di una dichiarazione o di un controllo preventivo delle qualifiche; applicando termini più brevi per l'evasione delle domande; richiedendo un numero di documenti inferiore rispetto alla prassi. (EP)