Si fa sempre più impegnativa l’attività dell’Autorità Antitrust contro il proliferare di siti illegali che vendono prodotti o farmaci spacciati per curativi del Covid-19. Federfarma informa che, per esempio, con provvedimento dell’8 aprile, l’Antitrust ha provveduto a bloccare in via cautelare, la vendita di mascherine di protezione da parte del sito www.tigershop.it. In particolare, esso offriva “mascherine Ffp2 le cui caratteristiche qualitative e tecniche pubblicizzate differivano totalmente dalle specifiche delle mascherine realmente vendute e consegnate ai consumatori”. Ultimamente poi, come informano altre recenti circolari Federfarma, l’emergenza Coronavirus costringe l’Antitrust a impegnarsi con caratteristiche innovative, dato che più che oscurare i siti illegali preferisce ora farli rimuovere ab origine dai motori di ricerca. Con un comunicato stampa del 21 aprile, infatti, l’Autorità Antitrust ha chiesto la collaborazione dei principali gestori di motori di ricerca e di browser (Google, Apple, Italiaonline, Microsoft, Verizon (Yahoo), Mozilla e DuckDuckGo), affinché prendano provvedimenti nei confronti di 361 Url (gli indirizzi web ndr) che sviano verso pagine web, banners o ipertesti introdotti malevolmente in siti riconducibili ad attività lecite, spesso di carattere medico o paramedico. Tali Url, infatti, indirizzano verso una sessantina di farmacie abusive, quindi ovviamente sprovviste dell’autorizzazione alla vendita online, che offrono farmaci con obbligo di ricetta, spacciandoli per curativi del Coronavirus. La specifica richiesta dell’Antitrust è sia di far rimuovere dai risultati di ricerca le Url segnalate, sia di non indicizzare le Url contenenti collegamenti ai siti individuati come “farmacie abusive”. In questa occasione, peraltro, l’Antitrust non si limita a lodare i motori di ricerca per il loro comportamento collaborativo, ma li ammonisce sulle conseguenze di comportamenti non collaborativi. Ricorda loro, infatti, che in virtù dell’art. 17 del D.lgs. 70/2003 (che ha recepito in Italia la Direttiva UE sull’e-commerce), il prestatore di servizi della società dell’informazione è civilmente responsabile del contenuto di tali servizi, nel caso in cui -se richiesto dall’Autorità di vigilanza- non abbia agito prontamente nel rimuovere l’accesso ai contenuti. Un’attività questa che, secondo Federfarma, sarebbe il caso di potenziare con finanziamenti pubblici, anche una volta passata l’emergenza Covid-19, perché contrastare la vendita illegale di farmaci -spesso contraffatti e quindi obiettivamente pericolosi- serve a garantire la tutela reale della salute pubblica dei cittadini, come peraltro previsto dall’art. 32 della nostra Costituzione.

Verifica nei confronti di strutture sanitarie e laboratori di analisi romani sui test anti-Covid-19

Ma l’Antitrust non è impegnato soltanto sul versante delle vendite illegali di farmaci, ma con un comunicato stampa del 17 aprile ha annunciato di aver aperto una verifica nei confronti di un gruppo di strutture sanitarie e laboratori di analisi romani, che hanno pubblicizzato l'offerta di test sierologici per l’identificazione di anticorpi diretti verso il virus Covid-19. La segnalazione all’Antitrust è stata inoltrata dalla Regione Lazio, che ha comunicato di aver ricevuto notizie di offerte a prezzi esorbitanti di tali test da parte di strutture private. Per tale ragione l’Antitrust ha chiesto a queste strutture una serie di informazioni quali: la tipologia dei test eseguiti; le modalità attraverso le quali i clienti venivano informati di caratteristiche e limiti dei test; le modalità di esecuzione, se a domicilio o presso la struttura; i prezzi richiesti. Peraltro, Regione Lazio ha anche affermato che gli unici test in grado di offrire una diagnosi certa nei riguardi del Coronavirus sono quelli effettuati dall’Ospedale Spallanzani.