Alcuni dispositivi di protezione individuale (Dpi) e mascherine protettive risultano -come segnalato dalle farmacie- non detraibili dalle imposte dovute in sede di dichiarazione dei redditi. Di conseguenza Federfarma è intervenuta presso i Ministeri competenti e l’Agenzia delle Entrate per segnalare la questione e invitare a risolverla. L’attuale normativa fiscale -precisa la circolare Federfarma- non tiene conto delle recenti disposizioni sanitarie, che per far fronte al diffondersi del contagio Covid-19, hanno consentito l’immissione in commercio anche di dispositivi privi del requisito di conformità alle direttive comunitarie. Ecco allora la possibile incongruenza e la non detraibilità fiscale di tali dispositivi medici da parte dei cittadini che li acquistano, e che dovranno farlo anche in futuro, sostenendo notevoli oneri. Federfarma ha così evidenziato la necessità che la ratio della norma prevista dal Governo venga interpretata dai Ministeri competenti e dall’Agenzia delle Entrate, in modo da fornire disposizioni che permettano la soluzione di tale manifesta disparità di trattamento.

Incontro tra il Commissario straordinario Arcuri e i presidenti di Fofi, Federfarma e Assofarm

Con un comunicato congiunto Fofi, Federfarma e Assofarm informano che è avvenuto l’incontro tra il Commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri, e i presidenti di Fofi, Andrea Mandelli, Federfarma, Marco Cossolo, e Assofarm, Venanzio Gizzi, per approfondire gli aspetti relativi alla questione delle mascherine, alla luce dell’Ordinanza n° 11 e dei successivi impegni assunti dal Commissario straordinario. A seguito del confronto -precisa il comunicato- si è delineata la possibilità di siglare, nel giro di pochi giorni, un accordo per garantire la fornitura a farmacie e parafarmacie delle mascherine chirurgiche necessarie alla tutela della popolazione. Il Commissario Arcuri ha altresì assunto l’impegno di distribuire dispositivi di protezione destinati ai farmacisti operanti nelle farmacie e nelle parafarmacie.