In Spagna, i vari governi regionali hanno adottato diverse strategie per utilizzare al meglio i farmacisti territoriali durante la situazione critica dovuta al Covid-19, così come ci ha spiegato Jaime Antonio Acosta Gomez, membro del Board Sezione farmacia territoriale della Federazione farmaceutica internazionale (Fip). È noto come la Spagna sia uno dei Paesi più colpiti da Covid-19 per numero di morti per milione di abitanti (300 contro 283 in Italia) e i farmacisti territoriali hanno guidato la risposta contro questa pandemia. Mentre molte strutture di assistenza primaria sono chiuse o collassate, le farmacie sono rimaste aperte e i farmacisti hanno rischiato la vita e quella dei loro cari.

I governi regionali però non hanno sempre aiutato, basti pensare che i farmacisti non sono stati inclusi per molto tempo tra le strutture bisognose di misure di protezione e la fornitura di mascherine da parte delle Autorità è stata carente (come in Italia). Non soltanto carenza di mascherine, ma anche di guanti, disinfettanti e persino di alcool e termometri regolari, anche se, finora, non sono state segnalate carenze di farmaci, grazie ad alcune strategie adottate da parte dei vari governi regionali.

I farmaci contenenti idrossiclorochina o clorochina sono disponibili in quantità controllata e i farmacisti territoriali non sono autorizzati a dispensarli per i pazienti Covid-19, anche se in possesso di regolare prescrizione medica. Per prevenirne la carenza a Madrid esiste un sistema di approvvigionamento controllato: le farmacie inviano quotidianamente le liste dei pazienti cronici con annessa prescrizione all’Autorità regionale, che a quel punto le autorizza a dispensare dopo aver ricevuto la fornitura dal grossista.

Molte le similitudini tra Spagna e Italia, che l’emergenza Coronavirus sta favorendo. Va valorizzato il sistema sanitario territoriale

Prima dell’epidemia in Spagna era vietata la consegna a domicilio di farmaci soggetti a ricetta. Oggi, con la crisi, ogni Regione ha sviluppato proprie regole per venire incontro alle necessità dei pazienti, soprattutto quelli cronici e vulnerabili. La maggior parte delle Regioni ora stabilisce che la consegna debba avvenire da parte del personale della farmacia o della Croce Rossa, senza costi aggiuntivi per il paziente. In una Regione, se i pazienti ricevono la consegna e non possono pagare da remoto, le farmacie sono tenute a non addebitargli costi aggiuntivi.

Il Consiglio nazionale delle facoltà di farmacia sta facendo pressione per ottenere modifiche normative che consentano ai pazienti e al sistema sanitario di usufruire maggiormente della farmacia territoriale. Attraverso la rete delle farmacie, infatti, può essere organizzata la distribuzione controllata di mascherine alla popolazione e l’identificazione dei portatori di Sars-Cov-2. Alcuni governi regionali offrono già mascherine attraverso la rete di farmacie, controllando il processo distributivo con il sistema di prescrizione elettronica pubblica, al fine di evitare fenomeni di accaparramento.

Un’altra richiesta è quella di consentire alle farmacie territoriali l’erogazione di farmaci normalmente erogati negli ospedali, come già avviene in alcune Regioni. Ultima richiesta riguarda le ricette ripetibili e il loro rinnovo automatico. Alcune Regioni stanno permettendo alle farmacie di dispensare farmaci soggetti a ricetta anche in mancanza di una prescrizione valida, ma la soluzione migliore è stata ideata a Madrid, dove vengono automaticamente rinnovate per 90 giorni tutte le ricette elettroniche scadute in questo periodo. (EP)