Aspetti di carattere fiscale sui voucher destinati a misure urgenti di solidarietà: precisazioni operative

Federfarma fornisce, con la sua circolare prot. n. 6676/270, chiarimenti in merito al trattamento fiscale dei “buoni Covid” rilasciati dai Comuni per l’acquisto di generi alimentari o prodotti di prima necessità, come per esempio i farmaci o altri beni sanitari, in modo da consentire alle persone bisognose di fronteggiare l’emergenza Coronavirus, come previsto dall’Ordinanza della Protezione Civile n. 658 del 29 marzo 2020. Ricordiamo che Federfarma, con propria nota del 14 aprile 2020 (cfr. circolare prot. n. 6123/224 del 16/4/2020), era direttamente intervenuta presso l’Anci, per invitarla a sensibilizzare i sindaci dei Comuni a inserire anche i farmaci tra i prodotti acquistabili con i fondi erogati ai cittadini e le farmacie tra gli esercizi presso i quali i buoni spesa potessero venire utilizzati. L’analisi del trattamento fiscale di questi “buoni Covid” parte da una dettagliata disquisizione della fattispecie, con riferimento alla Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 21/E 2011, e della riforma dell’intero meccanismo dei voucher ai fini Iva determinata dall’adozione della direttiva comunitaria recepita in Italia (D.Lgs 141/2018), che ha determinato la distinzione tra buono monouso e buono multiuso. Una distinzione che rileva ai fini del momento impositivo, cioè tra quando il buono è entrato in circolazione (buono monouso) da quello della concreta esecuzione della cessione del bene o servizio (buono multiuso). Quello che assume rilevanza ai fini della qualificazione come monouso o multiuso di un buono-corrispettivo è la certezza o meno, già al momento della sua emissione, del suo trattamento Iva alla cessione di beni o prestazione di servizi. Certezza da intendersi riguardo alla territorialità dell’operazione, alla natura, qualità e quantità dei beni o servizi, oltre all’Iva applicabile a detti beni e servizi, tutti elementi necessari ai fini della documentazione fiscale dell’operazione.

Ai fini Iva, l’acquisto del bene si riterrà effettuato dal cittadino e non dal Comune emittente il buono

Dopo aver analizzato i documenti dell’Agenzia delle Entrate  in materia di “Welfare aziendale”, la dettagliata circolare conclude affermando che “appare pacifico che nei casi di buoni-corrispettivo multiuso, l’operazione rilevante a fini Iva si consideri necessariamente effettuata nei confronti del soggetto che “spende” il buono e non dell’emittente. Conseguentemente, l’acquisto del bene si riterrà effettuato dal cittadino (che, al ricorrere dei casi, potrà anche detrarlo). Questo per una serie di ragioni: a) i Comuni non hanno interesse a risultare “acquirenti e successivi distributori” di farmaci e dispositivi, poiché, in tal caso (ferma restando la responsabilità del farmacista), assumerebbero le conseguenti responsabilità civili e amministrative per la conformità e la corretta conservazione dei prodotti; b) i cittadini hanno pieno diritto a detrarre le spese sostenute con i buoni multiuso: una volta che il voucher entra nella loro disponibilità, rientra nella loro libera determinazione la scelta su come spenderlo, eventualmente acquistando farmaci o dispositivi invece di generi alimentari; c) le farmacie non hanno interesse a negare la detrazione ai cittadini, che potrebbero muovere contestazioni e correre possibili rischi di essere sanzionati perché l’emissione del documento commerciale con la dicitura “corrispettivo non pagato”, a fronte di consegna di buoni multiuso, può apparire contraria al disposto letterale dell’art. 6-quater comma 3 del Dpr 633/1972. Va ulteriormente considerato che tale dicitura, se pur prevista per il documento commerciale (ex scontrino fiscale), ne impedisce la trasmissione dei relativi dati al Sistema TS per la predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata”. Sul sito www.federfarma.it sono reperibili sia la dettagliata circolare, sia due contributi di dottrina pubblicati sull’argomento da “Il Sole 24 Ore”.