O.K. se l’etichetta è nella lingua di uno Stato dell’Unione Europea

Alla difficoltà di reperire le mascherine di protezione, alla complicata loro importazione dall’estero, all’impegno di sconfezionare i pacchi e predisporre con le dovute cautele le mascherine singole si è pure aggiunto l’onere di verificare che l’etichetta fosse scritta in lingua italiana. Diversamente si corre il rischio di incorrere in sanzioni, come purtroppo hanno verificato diversi farmacisti. Ora, con l’assicurazione da parte del Commissario Arcuri di rapido approvvigionamento di mascherine “made in Italy” il problema dovrebbe essere risolto, ma non si sa mai… Può essere utle, quindi -come ci informa la circolare Federfarma prot. n. 6675/269- sapere che sulla Gazzetta Ufficiale n. 109 del 28 aprile 2020 è stata pubblicata l’Ordinanza del 26 aprile 2020 del ministro della Salute, con la quale sono state adottate ulteriori misure per la gestione dell’emergenza Covid-19. Tra le altre misure, il provvedimento ha attribuito al competente Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf) il rilascio del nulla osta sanitario non soltanto per l’importazione, priva di finalità commerciali, dei beni destinati a enti pubblici e strutture sanitarie, compresi strumenti e apparecchi sanitari e dispositivi di ventilazione, ma anche per semplificare e razionalizzare alcune procedure di importazione di dispositivi medici. Di particolare interesse per la farmacia è la previsione contenuta all’articolo 1, comma 4, laddove viene previsto che in relazione all’importazione di mascherine chirurgiche e facciali filtranti FFP2 e FFP3, non costituisce impedimento al rilascio del nulla osta sanitario da parte dell’Usmaf, né all’immissione in commercio, la circostanza che l’etichetta sia scritta in una delle lingue dell’Unione Europea diversa rispetto alla lingua italiana. In base a tale disposizione, pertanto, risulta possibile cedere al pubblico (e quindi non sanzionabile) quelle mascherine, anche se l’etichetta non è scritta in italiano, ma nella lingua di un altro Stato dell’Unione Europea. Si tratta di un importante chiarimento che dovrebbe porre fine a numerose contestazioni rivolte ai farmacisti.