Netta presa di posizione del presidente di Federfarma Roma e Federfarma Lazio, nonché vicepresidente di Federfarma nazionale, Vittorio Contarina, contro le recenti accuse rivolte dal Commissario straordinario Arcuri alla distribuzione farmaceutica e delle farmacie.Adesso basta!”, precisa in un suo comunicato stampa. “I farmacisti non sono più disposti a essere incolpati ingiustamente. Chiedo alle Istituzioni di prendere le distanze dalle accuse del Commissario Arcuri”. Innanzitutto Vittorio Contarina ripercorre la storia dell’”Affaire mascherine”, ricordando il forte aumento della domanda, la conseguente carenza del prodotto, l’aumento vertiginoso dei prezzi, i successivi controlli a tappeto da parte dei Nas e della Guardia di Finanza, e le ingiustificate accuse ai farmacisti, indicati come approfittatori (solamente uno 0,15% si è dimostrato non in regola). E ancora ricorda la querelle dei certificati: veri, falsi, verosimili, non autentici, non accreditati, dimenticando che era compito di chi forniva il prodotto controllarne la qualità. “Nel frattempo, i farmacisti si ammalavano e morivano, perché costretti a lavorare senza protezioni in situazioni drammatiche”, perché le mascherino mancavano anche a loro, esposti tutti i giorni al contatto con il pubblico e al rischio di contrarre il virus. E così si arriva al 27 aprile, quando durante una conferenza stampa governativa viene annunciato che dal giorno dopo le mascherine sarebbero state vendute a 50 centesimi. “E chi le ha mai viste a 50 centesimi!” continua il vicepresidente di Federfarma. “Il costo medio delle mascherine per il farmacista in quel momento era di circa 1 euro. Come si fa a vendere milioni e milioni di pezzi di un prodotto sul quale una farmacia ci rimette 50 centesimi al pezzo?”. I farmacisti giustamente insorgono e finalmente il Commissario convoca un incontro, in cui si decide che le farmacie avrebbero acquistato a 0,40 euro + Iva e le avrebbero vendute a 0,50 euro + Iva, cioè 0,61 euro (perché l’Iva è ancora al 22%, come se fossero beni di lusso). “Evito di raccontare le scene dei cittadini infuriati che ci danno dei ladri, perché in televisione il Governo ha detto 50 centesimi, mentre noi eravamo tenuti a venderle a 61 centesimi”. Ma il problema non è ancora risolto, perché le mascherine non si vedono o al massimo arrivano col contagocce. Il motivo è semplice, spiega Contarina: “Troppi controlli, troppe regole, margini troppo bassi per chi le produce e per chi le importa, che ovviamente preferisce -per guadagnare di più- “dirottarle” verso altri Paesi come la Spagna, dove il prezzo finale delle mascherine è stato fissato a circa 1 euro. Il risultato: in questi Paesi hanno le mascherine, noi no. E in tutto questo qualcuno ha anche il coraggio di dare la colpa ai farmacisti italiani accusandoli addirittura di nasconderle per motivi economici”. “Infangare il nome della categoria che insieme a medici e infermieri ha sostenuto l’Italia nel momento più grave della crisi” conclude Contarina “è vergognoso e da irriconoscenti. Chiedo ufficialmente le scuse e la solidarietà da parte delle Istituzioni ai farmacisti italiani, che ancora una volta hanno dimostrato il loro valore, la loro professionalità e la loro abnegazione, mettendo a rischio la loro salute. Pretendiamo rispetto da parte dello Stato, se non altro per i colleghi che si sono sacrificati dando la vita per il proprio Paese”.