I presidenti di Federfarma Lombardia e Federfarma Verona intervengono a difesa della farmacia. Annarosa Racca plaude allo straordinario operato dei farmacisti: “Le farmacie hanno contribuito in maniera determinante in questa emergenza del Covid-19. C’è poco da dire, ma guai se non c’era la farmacia”. Da Verona, invece, arriva un comunicato stampa con cui Elena Vecchioni si fa portavoce del forte disagio dei farmacisti: “Non siamo speculatori che nascondono le mascherine chirurgiche aspettando che i prezzi si alzino, ma molto semplicemente quelle promesse dal Governo non le abbiamo mai ricevute”. Chiede, quindi, il doveroso rispetto “per una categoria che non ha mai chiuso un giorno, anche senza le necessarie protezioni, dall’inizio dell’emergenza Covid-19, quando i Pronto Soccorsi erano blindati e gli ambulatori dei medici di medicina generale a ritmo ridotto“. Anche il presidente di Federfarma Lombardia contesta gli ingiustificati attacchi alla professione: “Non è accettabile che venga detto a noi, dopo questo lavoro straordinario, sempre aperti, che non vogliamo vendere le mascherine. Questa è una cosa che mi fa star male, perché dietro il banco ci siamo stati sempre noi, per mesi di giorno e di notte, a rischio della nostra salute, della nostra pelle”. Il presidente di Federfarma Verona ricorda nel suo comunicato la faticosa ricerca di mascherine, guanti e alcol, i clienti “infuriati che ci accusavano di ladrocinio” perché si chiedevano 61 centesimi (contro i 50 erroneamente indicati perché privi di Iva), l’irreperibilità dei prodotti, le ingiuste accuse del Commissario straordinario, poi ritrattate da Domenico Arcuri che alla fine ha riconosciuto come “questa emergenza non possa essere in alcun modo attribuita ai farmacisti”. Un riconoscimento doveroso, seppur tardivo, perché non è certo colpa dei farmacisti se i famosi 55 milioni di mascherine citati dal Commissario straordinario non sono mai arrivati in farmacia. I farmacisti, infatti, scrive Elena Vecchioni, sono “l’ultimo anello di una catena sanitaria pubblica che ha mantenuto giorno e notte il contatto diretto con pazienti molto disorientati e preoccupati”, così come peraltro lo sono anche loro, ingiustamente coinvolti in una bagarre ne’ cercata, ne’ voluta. “È ora arrivato il momento di recuperare i farmaci fuoriusciti -conclude Annarosa Racca- perché devono rientrare in farmacia. Mi ha fatto molto piacere che in alcune regioni altri colleghi abbiano recuperato medicinali che erano in distribuzione diretta. Questo è proprio il momento per rivendicare il nostro ruolo, senza sì e senza ma”. Da parte sua Elena Vecchioni conclude il suo comunicato affermando: “Tutelare la nostra dignità professionale e umana significa anche ristabilire i giusti rapporti con il cittadino, per il suo bene, spiegandogli nel dettaglio quali sono i complessi e anche per noi deleteri meccanismi che regolano un mercato sicuramente alterato, ma sicuramente non dai farmacisti che mentre la normativa continua a cambiare, continuano a morire nell’assolvimento del proprio dovere”.