Presidente riconfermato Enrique Häusermann. Focus sul mercato dei farmaci equivalenti

«Il nostro primo obiettivo dovrà essere quello di lavorare a ridefinire la supply chain internazionale delle forniture, scommettendo con il Governo su una nuova politica industriale per il farmaco, con al centro un’attenta riflessione sulla sostenibilità del segmento equivalenti, biosimilari e value added, che ha dato un contributo essenziale durante questa pandemia e ancora lo darà in futuro”. Si presenta così Enrique Häusermann (EG), riconfermato per il biennio 2020-2021 alla guida di Assogenerici, dotata ora “di un modello di governance più aderente alle sfide poste da un mercato globale in continua evoluzione, con un consiglio direttivo di 15 membri”. «Una nuova squadra -commenta Häusermann- che ha come obiettivo prioritario la massima valorizzazione di tutti i medicinali fuori brevetto alla sostenibilità del Ssn e all’ampliamento dell’accessibilità alle cure». I vicepresidenti sono 7: Hubert Puech d’Alissac (Teva Italia) in rappresentanza delle grandi aziende (oltre 80 milioni di euro di fatturato), Alberto Giraudi (ABC Farmaceutici) in rappresentanza delle medie (tra i 20 e gli 80 milioni), Davide Businelli (Laboratorio Farmacologico Milanese) in rappresentanza delle piccole (sotto i 20 milioni) e Paolo Angeletti (Salf S.p.A.) in rappresentanza delle aziende di sviluppo e produzione in conto terzi. Questi gli altri componenti del Consiglio direttivo: Fabio Torriglia (Mylan) vicepresidente con delega al canale farmacie; Massimiliano Rocchi (Accord Healthcare Italia) vicepresidente con delega al canale ospedale; Stefano Collatina (Baxter), vicepresidente con delega ai biosimilari; Gualtiero Pasquarelli (Doc Generici), tesoriere; oltre ai consiglieri Giuseppe Degrandi (Fresenius Kabi Italia); Viveck Devaraj (Sandoz); Giorgio Oberrauch (Doppel Farmaceutici); Andrea Francesco Rottura (Pensa Pharma); Giovanni Sala (Medac Pharma); Cinzia Falasco Volpin (Zentiva Italia).

Il punto sul mercato dei farmaci generici-equivalenti

Il rinnovo delle cariche offre l’occasione per fare il punto sul mercato dei medicinali equivalenti, che l’anno scorso hanno tenuto, soprattutto rispetto al generalizzato arretramento del mercato etico (-4,4% in quantità, -2,2% a valori).  Lo scorso anno, infatti, i generici-equivalenti hanno assorbito nel canale farmacia il 22,16% del totale mercato a confezioni (era il 22,23% nel 2018; -007%) e il 14,1% del mercato a valori (13,8; +0,3%). L’89% delle confezioni vendute è classificato in classe A, dove rappresentano il 30,2% di quelle rimborsate dal Ssn (24,1% della spesa). Ma vediamo altre caratteristiche del comparto:
  • Consumi regionali: rispetto a una media Italia del 30,2% a confezioni e del 24,1% a valori, il Nord continua a primeggiare (37,4% a unità e 29,1% a valori), rispetto al Centro (27,8% a unità; 22,5% a valori) e al Sud (22,5% a unità e 18,2% a valori).
  • Aree terapeutiche e principi attivi: A primeggiare, tra i farmaci rimborsati Ssn, sono gli inibitori di pompa protonica (50,60% a unità) e i biguanidi semplici (ipoglicemizzanti, 50,30% a unità), seguiti dai beta-bloccanti, statine e Ace-inibitori. Per quanto riguarda la classe C, la molecola più utilizzata si conferma il Lorazepam (tranquillanti, 25%).
  • Canale ospedaliero: nel 2019 i generici-equivalenti hanno assorbito il 29,8% del mercato a volumi (+2,5% sul 2018) e il 6,3% del mercato a valori, in un panorama peraltro caratterizzato dalla predominanza assoluta dei prodotti in esclusiva (32,4% in quantità e 91,3% in valore).
  • Spesa aut of pocket: il prezzo sostenuto dai cittadini per ritirare il brand al posto dell’equivalente ammonta a 1.095 milioni di euro. L’incidenza maggiore a livello regionale, si registra in Sicilia (15,8% della spesa regionale Ssn nel canale retail) e nel Lazio (15,7), mentre la più bassa si verifica in Lombardia (10,9% della spesa Ssn in farmacia).