Diventano sempre più frequenti, in questa ormai avviata Fase 2, gli incontri virtuali tra responsabili del mondo sanitario ed esperti chiamati a offrire riflessioni, proposte o idee su come procederà la pandemia e, soprattutto, su che cosa il Coronavirus ci lascerà in eredità. Ne emergono così interessanti opinioni, oltre a dati curiosi che scaturiscono da recenti ricerche e indagini, come quella su cui oggi ci soffermiamo. Fare riferimento sulla confezione all’italianità del prodotto risulta, per esempio, essere una delle leve che favorisce un maggior consenso da parte del consumatore e, conseguentemente, il successo in termini di fatturato. Così risulta da una ricerca di Osservatorio Immagino di GS1 Italy, effettuata  su un campione di 20mila referenze che riportavano sull’etichetta un richiamo all’origine italiana del prodotto: la presenza del tricolore, infatti, ha generato un aumento dello 0,7% delle vendite rispetto allo stesso periodo del 2019, interessando così un fatturato che risulta in crescita e che oggi supera i 7 miliardi di euro. Evidentemente, in questo periodo di emergenza sanitaria, il richiamo al “Made in Italy” determina un particolare interesse nel consumatore, perché favorisce in lui la convinzione di sostenere così lo sforzo comune del Paese contro l’epidemia. Tant’è vero che nella Grande distribuzione organizzata i prodotti di produzione nazionale coprono oggi il 25,2 delle referenze a scaffale e incidono per il 24,4% sul fatturato del largo consumo. Inoltre, la presenza della bandiera tricolore sulle confezioni oggi interessa il 14,5% del giro d’affari dei nostri prodotti e il 15% di share sulle vendite a valore.

L’importanza sia del tricolore, sia del claim “100% italiano”

Ma non soltanto la presenza del tricolore richiamato sulle confezione risulta attrattivo, ma anche utilizzare il claim “100% italiano”. Sempre secondo la ricerca di Osservatorio Immagino, questa dizione determina una crescita pari al +0,4% dell’offerta e al +3,5% del giro d’affari su base annua. E lo si vede, per esempio, nella preferenza data ai marchi sia Doc, sia Docg, che coprono il 2% del fatturato del made in Italy nel settore alimentare, consentendo così un aumento del 3,4% nella vendita di questi prodotti. Una ulteriore riprova viene anche da una ricerca condotta dalla Coldiretti, sempre basata su dati di Osservatorio Immagino, in base alla quale ben due terzi degli italiani sarebbero disposti a pagare almeno il 20% in più rispetto al prezzo di partenza, pur di garantirsi l’italianità del prodotto. Certo, sono ricerche condotte nell’ambito della Gdo, ma i risultati meritano di essere considerati anche dai farmacisti.