Federfarma auspica, in un suo comunicato stampa, una comune visione tra categorie interessate ai servizi sanitari territoriali Con un suo comunicato stampa, Federfarma individua come “imprescindibile” la collaborazione delle farmacie con i medici di famiglia e i pediatri, per poter ottenere un significativo aumento delle coperture vaccinali. Di qui la necessità di stabilire con loro le necessarie interazioni e di “individuare quei percorsi condivisi che -a similitudine di quanto avviene in altri Paesi dell'Unione europea- portino alla promozione e all'esecuzione di campagne vaccinali antinfluenzali nelle farmacie, in un'ottica di complementarietà e non certo di competitività tra professionisti che godono tutti della fiducia dei cittadini e che poco aggiungerebbero sull’obiettivo vero che dovrà rimanere l’aumento delle coperture vaccinali”. Solamente così, attraverso una fattiva collaborazione, le campagne potranno tradursi in un effettivo e concreto vantaggio per la cittadinanza interessata, potendo basarsi sulla gestione territoriale dei servizi offerti dalle farmacie e sull'apporto professionale del farmacista, in connubio, appunto, solamente con i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta. Va al riguardo ricordato che la Camera ha approvato un ordine del giorno dell’on.  Andrea Mandelli, presidente della Fofi, teso propèrio a consentire di effettuare le vaccinazioni antinfluenzali da parte del medico anche in farmacia. Peraltro, una comune visione tra categorie interessate a rendere effettivi e concreti i servizi sanitari territoriali è resa possibile anche dalla comune condizione contrattuale, quella cioè di essere tutti liberi professionisti convenzionati. Inoltre, l’elevata accessibilità e capillarità delle farmacie di comunità e la prossimità anche dei medici convenzionati consentiranno di poter insieme diffondere messaggi positivi sulla vaccinazione, in modo da ottenere una più efficace e diffusa campagna di vaccinazione, tale da consentire di migliorare la protezione immunitaria della cittadinanza. Sul tema è subito intervenuto il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, che si è dichiarato convinto dell’utilità di una comune strategia vaccinale contro l’influenza, soprattutto in presenza di un Covid-19, che impone sia di ridurre la circolazione del virus influenzale, sia di facilitare una diagnosi differenziale tra le due patologie. Forti perplessità, secondo il presidente della Fnomceo, vengono però dal divieto previsto dall’art. 102 del Tuls, che vieta la presenza del medico in farmacia per evitare il reato di comparaggio. Stiamo parlando di una norma che risale a quasi cent’anni fa e che l’evoluzione della medicina e dei comportamenti dovrebbero suggerire di rivedere. Si dice, infatti, che dopo il Coronavirus “niente sarà più come prima” e se qualcosa deve cambiare è proprio nell’ambito della sanità territoriale, che va migliorata e sviluppata. Quindi, una collaborazione tra medici di famiglia, pediatri e farmacie, se ritenuta utile per una miglior tutela della salute del cittadino, deve impegnare tutti -medici, pediatri, farmacisti, istituzioni sanitarie e politica- a modificare norme ormai ritenute vecchie e obsolete.