La pandemia Coronavirus ha impresso una forte accelerazione alla trasformazione digitale e organizzativa della Sanità e ad apprezzarlo sono soprattutto i medici. Il 51% degli Mmg ha, infatti, lavorato in quel periodo da remoto, per ridurre i flussi di pazienti presso gli ambulatori, e ora giudica positiva l’esperienza, sia per quanto riguarda la condivisione delle informazioni, sia per la capacità di rispondere alle richieste urgenti. Sono così caduti tanti pregiudizi e barriere sull’uso delle tecnologie digitali, come dimostra l’impiego, per esempio, di WhatsApp. Se prima lo usavano il 56% dei medici di medicina generale e il 46% degli specialisti, ora dichiarano di volerlo adottare il 69% degli Mmg e il 60% degli specialisti, al pari anche di altre piattaforme di comunicazione, come Skype e Zoom.

Risulta, inoltre, in crescita l’attenzione verso la telemedicina, che viene ormai utilizzata da tre specialisti su quattro nella gestione dell’emergenza, e anche le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale, seppur al momento poco utilizzate, sono destinate ad aumentare nella personalizzazione delle cure.

Anche i cittadini hanno dimostrato, durante l’emergenza Covid-19, di apprezzare l’utilizzo del digitale, soprattutto per informarsi sulle sue caratteristiche e sulle norme di comportamento da seguire. Il 56%, per esempio, ha consultato le pagine web della Protezione civile e delle istituzioni sanitarie, con punte fino all’83% tra i più giovani (gli over 65 anni si sono limitati al 30%). Assai cresciuto, in particolare, è l’utilizzo sia delle email, sia di WhatsApp nella comunicazione medico-paziente: il 91% dei medici vorrebbe utilizzare in futuro le email e il 66% WhatsApp, così come un quinto dei cittadini dichiara di voler utilizzare in futuro i canali digitali, soprattutto Skype (23% per comunicare con il proprio medico e il 21% con lo specialista).

Sempre più apprezzata anche la telemedicina

Anche la telemedicina, che già stava crescendo nel 2019, ha subito un’impennata con il Coronavirus. I più convinti a utilizzarla sono i medici di medicina generale: uno su tre già usava almeno una soluzione di telemedicina prima dell’emergenza, ma ora anche il 62% di quelli che non ne facevano ricorso dichiara di volerla applicare in futuro. Tra i servizi più gettonati risultano il tele-consulto, il tele-monitoraggio e la tele-cooperazione. Mediamente, secondo gli Mmg, si potrebbero svolgere con strumenti digitali il 30% delle visite ai pazienti cronici e il 29% delle visite relative ad altre patologie, mentre per gli specialisti queste percentuali scendono al 24% e al 18%. I servizi di telemedicina  incominciano a piacere anche ai pazienti: uno su tre vorrebbe sperimentare una tele-visita con il proprio medico, il 29% con lo specialista e un altro 29% vorrebbe fare un tele-monitoraggio sui propri parametri clinici, mentre un 25% proverebbe volentieri una video chiamata con uno psicologo.