L’emergenza Coronavirus ha reso evidente l’importanza dell’industria farmaceutica italiana, sia dal punto di vista economico, sia da quello sanitario. I dati pubblicati dall’Istat ne danno una conferma anche dal punto di vista numerico: mentre la produzione industriale totale ad aprile è crollata del 22,5%, causa Covid-19, quella farmaceutica ha perso, rispetto allo stesso mese di un anno fa, solamente il 6,7%. E se poi raffrontiamo l’andamento dei primi quattro mesi dell’anno, allora riscontriamo che la produzione industriale globale è diminuita del 18,7%, mentre quella farmaceutica soltanto di un modesto 3,4%.

L’industria farmaceutica e biomedicale italiana è leader in Europa

Il Covid-19, insomma, è stato un vero tsunami per la produzione e l’economia in generale, ma ha lasciato pressoché indenne il comparto farmaceutico e biomedicale, che rimangono così un punto di forza dell’industria italiana, leader anche a livello europeo. Con un giro d’affari pari a 32,2 miliardi di euro, infatti, l’Italia è il primo produttore farmaceutico in Europa e tra i leader anche nel comparto biomedicale. Alcuni dati sono emblematici di questo nostro primato produttivo: 66.500 addetti; investimenti per 3 miliardi di euro, di cui 1,7 in ricerca e sviluppo; grande impegno nell’export, dove registra continui trend in crescita, come pure nella sostenibilità ambientale; quasi 4.000 aziende impegnate nel biomedicale, con un fatturato di 16,5 miliardi di euro. Dati non compromessi dall’emergenza Covid-19, e che fanno del settore farmaceutico e biomedicale un’eccellenza italiana. Al punto che ora l’Italia può candidarsi a svolgere un ruolo di primo piano nel progetto europeo di sviluppo della produzione, come promosso dal Commissario europeo Stella Kyriakides (vedasi la notizia “Il Covid-19 ridisegna la strategia farmaceutica UE” qui pubblicata il 17 giugno). La nuova strategia farmaceutica dell’UE prevede, per l’appunto, di aumentare e sostenere la produzione, in modo da rendere i cittadini europei autonomi e non più dipendenti da altri Paesi (soprattutto India e Cina) per l’accesso al farmaco e ai prodotti sanitari. Ecco allora che l’Italia, già primo produttore farmaceutico europeo, potrà cogliere l’opportunità e candidarsi a ottenere i notevoli investimenti previsti, aprendo così una nuova fase di sviluppo per l’industria farmaceutica e biomedicale nazionale.