Efpia e Medicines for Europe, che rappresentano la totalità delle aziende farmaceutiche europee, non hanno espresso dubbi in una loro recente dichiarazione congiunta, ripresa in un comunicato stampa di Assogenerici. Sostengono che bisogna rimboccarsi le maniche per produrre e accantonare entro l’autunno i farmaci necessari per contrastare la potenziale seconda ondata di Covid-19. Di conseguenza, i Governi “dovrebbero usare i mesi estivi per garantirsi il rifornimento di medicinali per le terapie intensive e per sviluppare una strategia sostenibile per la preparazione alle crisi”. “Le carenze in Europa durante i mesi estivi sono meno probabili -scrivono- tuttavia, in caso di una seconda ondata in autunno, ci sono rischi di approvvigionamento per l’Europa, soprattutto nei farmaci bloccanti neuromuscolari”.

Con la prima ondata di Covid-19 quasi alle spalle, permane quindi un rischio di approvvigionamento sul quale serve agire subito, programmando la produzione e le procedure d’acquisto. Non soltanto, infatti, le misure restrittive e i blocchi alla circolazione vengono lentamente revocati, ma ancora nessun vaccino è disponibile, l’immunità di gregge è limitata e il distanziamento sociale viene man mano disatteso. Ne consegue che una seconda ondata di Covid-19 rappresenta un rischio concreto, che dovrebbe obbligare i Paesi a prepararsi. La pandemia dei mesi scorsi, infatti, ha intaccato profondamente le scorte di sicurezza e bisogna essere previdenti contro il pericolo concreto di una seconda ondata del Coronavirus.

Allarmanti le previsioni elaborate dagli esperti

Le previsioni elaborate dalla società internazionale Kearney -precisa il comunicato di Assogenerici- considerano tre possibili scenari a gravità crescente: partendo dai dati di mortalità da Covid-19 al 21 maggio, nella migliore delle ipotesi la seconda ondata di pandemia genererebbe oltre 33mila nuovi decessi; nella peggiore quasi 100mila. E la situazione più complessa potrebbe essere quella del Regno Unito, Italia, Francia, Olanda, Svezia e Belgio. E per di più il tutto a bocce ferme, ovvero senza poter considerare nelle proiezioni il fattore turismo, destinato comunque a incidere in qualche modo sull’eventuale ripresa dei contagi.

Stando così le cose -concludono le previsioni Kearney- le aziende farmaceutiche hanno bisogno di richieste chiare da parte degli Stati membri per prepararsi adeguatamente, per mantenere cioè accesi i motori degli stabilimenti nel periodo estivo e far scorta di quanto potrebbe servire in autunno. Peccato che la richiesta avanzata nei mesi scorsi dalle industrie con l’UE per l’adozione di regole trasparenti e flessibili finisca ora per scontrarsi con la procedure di gara europea (joint procurement initiative), il cui bando non è ancora stato pubblicato. Massima delusione poi per la totale assenza di trasparenza nelle procedure e così le aziende si ritrovano immobilizzate. “Ci risulta che l’Italia sia tra i Paesi coinvolti”, precisa Enrique Häusermann: se così fosse ci rammarica il fatto che non vi sia stato nessun contatto con le organizzazioni industriali, quantomeno esplorativo e interlocutorio rispetto alla programmazione delle esigenze. Rimaniamo disponibili al dialogo, ma non condividiamo il processo».