Il farmacista ha sempre riservato particolari attenzioni ai suoi pazienti diabetici, come peraltro testimoniano le molte iniziative realizzate nell’ambito del progetto “DiaDay”, che ogni anno viene effettuato in farmacia. Proprio in considerazione di questa sua vicinanza alle persone con diabete pubblichiamo le recenti raccomandazioni dell’American diabetes association (Ada) -di riconosciuta autorevolezza scientifica- sulla terapia farmacologica per il diabete di tipo 2, nell’edizione 2020 degli “Standard of medical care in diabetes”. Sono le indicazioni scientifiche che la famosa associazione rivolge ai diabetologi americani, segnalando come vanno impiegati i nuovi principi attivi anti-iperglicemici (quali gli agonisti del recettore del GLP-1 (i GLP-1 AR) o gli inibitori del co-trasportatore di sodio glucosio 2 (SGLT2i).

Sono farmaci ancora sottoutilizzati in Italia, anche per i limiti imposti alla prescrizione del medico di medicina generale, ma la loro importanza è così riconosciuta che le stesse società scientifiche di diabetologia (Sid e Amd) ne chiedono l’estensione al Mmg (per maggiori informazioni vedasi anche www.tuttodiabete.it). È opportuno che anche il farmacista ne sia informato, perché, come “uomo del farmaco”, deve rimanere sempre aggiornato sulle ultime novità farmacologiche.

 

Terapia farmacologica nel diabete di tipo 2 – Raccomandazioni della Ada

  • La metformina è lo strumento farmacologico iniziale preferenziale per il trattamento del diabete di tipo 2.
  • Una volta iniziata, la metformina dovrebbe essere continuata finché è tollerata e non controindicata; altri agenti terapeutici, compresa l’insulina, potrebbero dover essere aggiunti alla metformina.
  • La precoce combinazione di terapie può essere presa in considerazione in alcuni pazienti all’inizio del trattamento.
  • La precoce introduzione di insulina dovrebbe essere presa in considerazione se c’è evidenza di un catabolismo (perdita di peso), se sono presenti sintomi di iperglicemia o quando sono molto alti i livelli di emoglobina glicata (maggiore del 10%) o i valori di glicemia (pari o superiori a 300 mg/dl).
  • Un approccio centrato sul paziente dovrebbe essere usato per guidare la scelta delle risorse farmacologiche. Le questioni da prendere in considerazione comprendono le comorbilità cardiovascolari, il rischio di ipoglicemia, l’impatto sul peso, il costo, il rischio di effetti collaterali e le preferenze del paziente.
  • Tra i pazienti con diabete di tipo 2 che hanno patologia cardiovascolare aterosclerotica o indicatori di alto rischio, presenza di malattia renale o scompenso cardiacogli inibitori del co-trasportatore di sodio glucosio 2 o gli agonisti del recettore del GLP-1, con dimostrati benefici nelle malattie cardiovascolari, sono raccomandati come parte del regime ipoglicemizzante indipendentemente dalla emoglobina glicata e in considerazione delle caratteristiche specifiche del paziente.
  • In pazienti con diabete di tipo 2 che hanno bisogno di un trattamento ipoglicemizzante più forte di quello che può essere ottenuto con farmaci orali, gli agonisti del recettore del GLP-1 sono preferibili rispetto all’insulina, quando possibile.
  • L’intensificazione del trattamento per i pazienti con diabete di tipo 2 che non raggiungono gli obiettivi di cura non dovrebbe essere ritardata.
  • Il regime di terapia e il comportamento del paziente nella assunzione dei farmaci dovrebbero essere valutati a intervalli regolari (ogni 3-6 mesi) e aggiustati quanto necessario per tenere conto dei fattori specifici che influenzano la scelta del trattamento.