Uno degli strascichi più pesanti che ci lascerà l’emergenza Coronavirus sarà sicuramente quello delle visite mancate. Infatti, l’arrivo virulento del Coronavirus e la necessità di fronteggiarlo con la maggiore efficacia possibile ha provocato un effetto stravolgente: da un lato ha imposto restrizioni connesse al lockdown e dall’altro ha assorbito l’impiego delle risorse sanitarie, interferendo così nel trattamento di tante altre patologie, anche importanti. Pensiamo ai tumori, alle cardiopatie, al diabete, alla Bpco.

Su “tuttodiabete.it”, il webmagazine per l’aggiornamento scientifico delle persone con diabete, per esempio, si analizzano a fondo le conseguenze provocate dal Covid-19. L’Amd, l’Associazione dei medici diabetologi, afferma che l’emergenza Coronavirus “ha richiesto la sospensione di più di 580.000 visite diabetologiche, di cui 20.000 prime visite”, un effetto che rischia di aggravare il problema dell’inerzia clinica o inerzia terapeutica, cioè del ritardo con cui ogni paziente con diabete ha accesso alla cura migliore.

Anche se si sta facendo tutto il possibile per recuperare il terreno perduto -precisa l’articolo- è evidente che questa “interruzione della regolare gestione della condizione diabetica -determinata dalle visite che si sarebbero dovute fare (per controlli, verifiche, diagnosi eccetera) e che sono invece state annullate o rinviate a causa della pressione generata da Covid-19- è un fenomeno negativo dal punto di vista della continuità dell’assistenza e dell’accesso dei pazienti alla migliore terapia possibile”.

Che cos’è e che cosa causa l’inerzia clinica o terapeutica

Ovviamente il problema non riguarda solamente il diabete, ma interessa tutte le patologie e, soprattutto, i malati cronici, che chiusi in casa hanno sospeso visite e cure. Ma che cos’è questa “inerzia clinica” o “inerzia terapeutica”? Viene definito così il ritardo con cui un paziente accede alla cura per il proprio specifico caso. Come tale riguarda sia il momento della diagnosi e della prima terapia, sia il proseguimento della cura e l’intervento sanitario più appropriato ed efficace. Quindi, i ritardi si sono verificati sia nell’iniziare una nuova terapia, sia nell’intensificarla e ben pesanti risultano le sue conseguenze: cure interrotte o mal gestite, aggravamento della patologia, alti costi sia sanitari, sia sociali.

L’inerzia clinica è un fenomeno complesso e multifattoriale: vi contribuiscono i medici, l’intero sistema sanitario e infine anche i pazienti. Durante la pandemia era difficile trovare Mmg e specialisti disponibili e poi gli ospedali non erano certo i posti più sicuri da frequentare e tutto questo ha comportato ritardi, determinando un peggioramento nello stato di salute dei pazienti cronici, soprattutto negli anziani, che hanno più difficoltà nell’accedere ai servizi sanitari. Uno studio condotto tra la fine di maggio e l’inizio di giugno 2020 da Incisive Health e che ha interessato anche Francia, Germania, Spagna e Regno Unito offre dati significativi: più della metà (55%) degli italiani ha paura di contrarre il Covid-19 recandosi negli ospedali, ma anche il 45% esprime timore nell’andare da un medico specialista e il 43% a farsi vistare dal medico di famiglia. E così, per le consultazioni mediche non urgenti si preferiscono gli appuntamenti telefonici.

È fondamentale allora recuperare fiducia nei servizi sanitari, ma per ottenere questo obiettivo bisogna investire maggiormente nel Servizio sanitario nazionale e ristudiare i meccanismi di coordinamento tra le diverse Regioni. Soprattutto bisogna puntare su una migliore sanità territoriale dove, tra l’altro, la farmacia ha molto da poter offrire.