L’importante ruolo della farmacia nel controllo dell’aderenza terapeutica è da sempre rivendicato da Federfarma, che offre a tal fine la disponibilità e la piena collaborazione della capillare rete delle farmacie italiane. Un ruolo ben evidenziato da Maurizio Mana, presidente di Federfarma Piemonte, al webinar organizzato da Motore Sanità su “Gestione delle malattie croniche nell’era post covid-19. L’esempio del diabete”, che ha fornito l’occasione non soltanto per evidenziare l’importanza di prevenire precocemente questa patologia, ma soprattutto per sottolineare la necessità di progettare, dopo l’esperienza Coronavirus, nuovi modelli di assistenza territoriale.

Massimo Mana, forte anche dell’esperienza maturata in Piemonte in progetti dedicati proprio alle persone con diabete, ha evidenziato i pericoli conseguenti all’“inerzia clinica o inerzia terapeutica” (vedasi l’articolo pubblicato ieri su questo sito). “I pazienti -ha detto- sono stati lasciati soli per 4 mesi sul territorio, per la difficoltà a essere visitati da qualcuno, compreso il medico di base. Il 75% delle ricette del Piemonte viene fatto telematicamente, il che vuol dire che il 25% dei pazienti è visitato e il 75% riceve la ricetta a casa”.

Altri dati al riguardo sono reperibili sul sito www.tuttodiabete.it, che riporta le considerazioni di Antonio Nicolucci, direttore di Coresearch (Center for Outcomes Research and Clinical Epidemiology), centro di studi nel campo dell’epidemiologia clinica delle malattie croniche. “Se consideriamo -ha detto- che nel 2019 mediamente in un mese venivano effettuate più di 216.000 visite diabetologiche e che, proprio a causa della pandemia, sono state ridotte del 90%, negli ultimi tre mesi si stima ne siano saltate più di 580.000, di cui 20.000 prime visite, che sono cruciali, perché da come viene avviata la terapia nella prima fase della malattia dipenderà moltissimo il suo andamento futuro e il rischio di sviluppare complicanze”.

Il problema è evidente e risulta ben grave. Una soluzione la offre Massimo Mana. “Oggi l’unico soggetto che vede un paziente non malato o che non sa di essere malato -ha detto al webinar- è il farmacista in farmacia, dove un soggetto entra anche non avendo un problema sanitario e può essere individuato con poche domande e con un semplice esame per capire se è portatore o no di una patologia diabetica”. Ecco allora un’opportunità che può essere offerta dalla “Farmacia dei servizi” e che rientra nell’ambito di una migliore aderenza terapeutica e presa in carico del paziente (sia esso diabetico o no, aggiungiamo noi). “Per poter essere aderente -ha concluso il presidente di Federfarma Piemonte- un soggetto va intercettarlo in continuazione e dove lo si può fare meglio che in una farmacia? Qui il farmacista vede mediamente ogni 20 giorni tutta la popolazione, può insistere per far sì che quel soggetto sia aderente oppure no, ricordandogli di prendere le medicine e valutando il suo stato di salute con semplici domande”. Ecco allora che la farmacia non può mancare nell’equipe sanitaria che va individuata in funzione di una migliore assistenza territoriale.