L’emergenza Coronavirus apre nuove frontiere per la farmacia, avendo innescato tutta una serie di problematiche, e di conseguenti soluzioni, che senza dubbio lasceranno il segno, probabilmente anche a breve. Ne saranno testimonianza le riforme che dovranno necessariamente far seguito alla nuova strategia farmaceutica europea, alle sollecitazioni che arrivano anche dal Pgeu, il Raggruppamento dei farmacisti europei, alle innovazioni digitali introdotte recentemente anche in Italia, e tutto questo brulicare di idee e di iniziative fornirà l’humus su cui far crescere interessanti riforme.

Limitiamoci alla situazione della farmacia italiana. Durante la pandemia, 19.000 farmacie presenti capillarmente sul territorio hanno garantito, grazie all’impegno di 65.000 farmacisti al banco, un servizio che è andato al di là della distribuzione del farmaco e all’erogazioni di servizi sanitari, ma che si è ampliato grazie all’offerta di consulenze, informazioni sanitarie, rassicurazioni. Per garantire questo servizio (unico punto vendita sempre aperto sulla strada e con molti ambulatori medici chiusi), i farmacisti hanno ampliato gli orari e garantito accessi in sicurezza, oltre ad attivare anche consegne di farmaci direttamente al domicilio del malato, ossigeno compreso.

Certo, questa era l’emergenza, che richiedeva maggiore fantasia e disponibilità. Ma molte delle nuove offerte di servizio hanno dimostrato come sia possibile superare quell’eccesso di norme e di burocrazia che hanno sempre vincolato l’azione del farmacista. La dematerializzazione delle ricette, per esempio, che consente al cittadino di presentare in farmacia solamente il numero della prescrizione (Nre) fornita dal medico e il proprio codice fiscale, il tutto tramite cellulare o mail e ancor più resa facile grazie a opportune App, è un servizio che difficilmente si potrà dimenticare. Come pure la possibilità di ordinare e di ricevere il medicinale direttamente a casa. Anche la possibilità di ritirare, grazie al passaggio dalla distribuzione diretta alla Dpc, nella farmacia sotto casa quel farmaco salvavita che bisognava prima recuperare nelle strutture sanitarie pubbliche, spesso a chilometri di distanza, è un altro esempio di come la vita del cittadino e del malato cronico possa essere facilitata. E molto di più ancora si potrà fare per i paziente, quando finalmente partiranno il Fascicolo sanitarie elettronico e il Dossier farmaceutico.

La rivoluzione digitale dimostra come sia possibile far viaggiare le carte al posto delle persone, garantendo non soltanto un migliore servizio, ma pure semplificazioni che comportano minori costi e, quindi, risparmi. Con lo stanziamento di risorse adeguate -ma che allora non diventano spese, bensì investimenti- si può fare della farmacia un vero presidio sanitario di prossimità, dove offrire test diagnostici per l’individuazione precoce di patologie di ampia diffusione, come pure campagne di prevenzione ed educazione sanitaria (il DiaDay e lo screening sull’ipertensione realizzati da Federfarma negli anni scorsi lo testimoniano), prestazioni di telemedicina e di tele-monitoraggio e, come avviene all’estero, anche campagne vaccinali. Già oggi 4.000 farmacie effettuano elettrocardiogrammi, holter pressori e cardiaci, e ancor di più si potrà fare con la prorompente evoluzione tecnologica.

Considerato che in Italia, ovunque, in 5 minuti si può raggiungere una farmacia, non usufruire di questo servizio -capillare, professionale e sempre disponibile- diventerebbe una vera e propria assurdità.