“Niente sarà più come prima”, dicono gli esperti, a significare che l’emergenza Coronavirus ha modificato l’attenzione delle persone nei riguardi della salute, influendo così sulle loro abitudini. Per dare però un peso anche statistico a questa convinzione, la Società GSK Consumer Healthcare ha commissionato uno studio all’istituto di ricerca Ipsos Mori, proprio per fotografare come i cittadini hanno modificato i comportamenti nella gestione della propria salute (il 15 luglio abbiamo pubblicato su questo sito un’indagine sui consumatori effettuata da IRi, ndr). Quest’ultimo studio ha riguardato 4 Paesi (Spagna, Inghilterra, Germania e Italia), con il coinvolgimento di circa 4.000 perone, di cui 1.095 italiani, nel periodo 29 maggio 1° giugno 2020. Ne emerge un quadro ricco e stimolante, che testimonia la maggiore attenzione riposta sui temi sanitari, sui sintomi e sui comportamenti conseguenti, oggi sicuramente più responsabili, segno di una maggiore consapevolezza sul tema della cura del sé e, insieme, sul ruolo centrale occupato dagli operatori sanitari.

Ecco qualche dato offertoci dal comunicato stampa: Il 62% degli italiani ha sviluppato una migliore comprensione di ciò che ha un impatto sulla propria salute e il 69% ha oggi maggiori probabilità di considerare la salute nel proprio processo decisionale. Il 54% degli italiani, infatti, si è reso conto di aver dato la propria salute per scontata prima della pandemia, mentre ora il 62% capisce meglio cosa impatta su di essa. Gli italiani (79%) sono tra i più propensi, insieme agli spagnoli (80%), a prendere precauzioni extra per ridurre al minimo o eliminare la trasmissione di malattie, e per il 47% dichiara l’intenzione di effettuare scelte in ottica di prevenzione, assumendo più vitamine o minerali per rafforzare il proprio sistema immunitario. Il 75% degli italiani afferma poi che essere responsabili per la propria salute è anche importante per non gravare sul Ssn.

 

I giudizi degli italiani sugli operatori sanitari

E per quanto riguarda il giudizio sugli operatori sanitari? Ebbene, l’indagine rileva che ben il 61% degli italiani si fida del consiglio del farmacista per la gestione della propria salute e circa la metà (46%) intende ricorrere al farmacista più spesso in futuro (48% degli inglesi e 45% degli spagnoli), per ricevere consigli su come trattare i problemi di salute minori. Inoltre, circa i due terzi degli italiani (66%) si rivolgerebbero a un sanitario per un primo consiglio su problemi di salute minori, quali per esempio i dolori articolari o un raffreddore (64%), circa 1 su 10 a familiari e amici, e soltanto il 5% ricorrerebbe a Internet. Inoltre, andrebbe in prima battuta da un medico di medicina generale, in caso di problemi quali: movimento/dolori articolari (il 58%), mal di testa (il 29%), rash cutaneo (il 62%), raffreddore e influenza (il 47%).

Interessante anche il giudizio espresso sui medicinali da banco, l’armamentario terapeutico del farmacista. Dichiara di usarli oltre un terzo degli italiani (37%), preferendo andare in farmacia invece che dal medico di famiglia, premiando soprattutto per l’89% i marchi di fiducia (contro l’84% degli spagnoli, il 79% degli inglesi e il 73% dei tedeschi), quelli scientificamente provati (89%) e di forte tradizione (60%). Spesso la scelta è orientata verso prodotti “premium” e con un buon rapporto qualità/prezzo.

“La pandemia ha evidenziato l’importanza della farmacia come presidio sanitario sul territorio e del farmacista come figura chiave nel consiglio per la gestione della salute” commenta Antonio Limitone, capo Medical Affairs. “Il nostro impegno punta a rafforzare la relazione con i farmacisti per offrire ai consumatori una gamma sempre più ampia di soluzioni per soddisfare i loro bisogni di salute, e consigli validi in ottica di prevenzione, adozione di stili di vita sani, automedicazione e quindi maggiore responsabilizzazione e autonomia nella cura di sé”.