Nel 2019 le Regioni hanno incassato, per i ticket sanitari, 2.935,8 milioni di euro, di cui 1.354 milioni per prestazioni specialistiche e 1.581,8 milioni per farmaci. È quanto emerge dal “Report Osservatorio Gimbe sui Ticket 2019” che analizza il peso della contribuzione alla spesa sanitaria dei cittadini, introdotta con l’obiettivo di moderare i consumi, ma che progressivamente si è trasformata in una voce d’entrata per le Regioni, anche per far fronte al definanziamento pubblico del Ssn.

Interessante annotare il commento fatto a proposito del ticket sui farmaci. Un dato di estremo interesse -precisa il Report- emerge dallo “spacchettamento” dei ticket sui farmaci, che include la quota fissa per ricetta e quella differenziale sul prezzo di riferimento per chi preferisce il farmaco di marca al medicinale equivalente. Dei € 1.581,8 milioni solo il 29% è relativo alla quota fissa (€ 459,3 milioni pari a € 7,6 pro-capite), mentre € 1.122,5 milioni (€ 18,6 pro-capite) sono imputabili alla quota differenziale sul prezzo di riferimento, a conferma della scarsa diffusione dei farmaci equivalenti nel nostro Paese”. L’Italia peraltro si colloca -per quanto riguarda la diffusione dei farmaci generici- al penultimo posto tra i 26 Paesi Ocse per valore (8,1% contro una media Ocse del 24,9%) e al terz’ultimo per volume (25,1% contro il 52,4%)

Va inoltre sottolineato come si sia verificata una notevole difformità di applicazione dei ticket da Regione a Regione, favorendo proprio una sanità a macchia di leopardo. Il nuovo report dell’Osservatorio Gimbe, infatti, conferma la presenza di notevoli eterogeneità regionali in merito alla compartecipazione alla spesa sanitaria, tali da richiedere interventi differenziati, “tra cui azioni concrete per promuovere i farmaci equivalenti, in particolare nelle Regioni del Centro-Sud”. In altri termini, a fronte di 554 milioni di euro l’anno di risorse pubbliche stanziate per favorire l’accesso alle prestazioni specialistiche, stride il fatto che i cittadini sborsino per i farmaci brand oltre 1.120 milioni di euro, che rappresentano il 38,2% della compartecipazione alla spesa sanitaria e il 71% di quella per i farmaci. Quindi, conclude il Report, “dal punto di vista dell’equità di accesso alle cure è inderogabile uniformare a livello nazionale regole per le esenzioni e criteri per la compartecipazione alla spesa sanitaria, di fatto una delle più grandi incompiute politiche degli ultimi anni”.