Sindrome post-Covid-19: le hanno già trovato il nome, anche se poi mancano informazioni precise sulle sue caratteristiche.

La Sindrome post-Covid-19 sta a indicare gli effetti che la pandemia Coronavirus può lasciare in alcuni pazienti, ricoverati perché colpiti dal virus e poi dimessi, che, a distanza di tempo, accusano ancora disturbi e sintomi.

La definizione “Sindrome post-Covid-19” sta a indicare gli effetti che la pandemia Coronavirus può lasciare in quei pazienti che, ricoverati perché colpiti dal virus, sono stati poi dimessi, ma, a distanza di tempo, accusano ancora disturbi. Infatti, una volta finita l’infezione, in alcuni pazienti permangono sintomi fastidiosi, come stanchezza, perdita di memoria e aritmia. Come dire che non sono del tutto guariti, e che gli effetti del virus rimangono anche dopo i due tamponi negativi.

Tra i sintomi della Sindrome post-Covid-19 più spesso rilevati finora vi sono astenia grave, difficoltà di respirazione e dolori a muscoli e ossa. Ma mancano indicazioni chiare sulle cause.

In un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Jama vengono riportati i risultati di uno studio condotto al Policlinico Gemelli di Roma su pazienti colpiti da una forma grave di Covid-19, a due mesi dalla loro dimissione. Ebbene, i sintomi più spesso riscontrati sono astenia grave, difficoltà di respirazione e dolori a muscoli e ossa.

Mancano precise indicazioni sulle cause di questi disturbi: l’astenia potrebbe essere provocata da fibrosi polmonare, o da affaticamento cardiaco, mentre la dispnea sarebbe riferibile ai tessuti polmonari che faticano a ripararsi. Peraltro, entrambi questi disturbi si riscontrano nel decorso postinfluenzale, e anche dopo una polmonite ci vuole del tempo per ritornare in forma. Fatto sta che a tutt’oggi ancora nessuno è in grado di dire quali precisi disturbi caratterizzano la Sindrome post-Covid-19, per quanto tempo e se lasceranno danni a lungo.

Per quanto riguarda poi la perdita di memoria, secondo alcuni ricercatori, questo potrebbe far presagire, in chi è stato colpito dal virus, una maggiore predisposizione a sviluppare in tempi più rapidi Alzheimer o morbo di Parkinson. Ma per avere dati più precisi bisognerà approfondire le ricerche e avere più tempo per seguire l’evoluzione dei disturbi. Per esempio, risulta che anche quelli che caratterizzano l’esplodere della malattia -come tosse, perdita dell’olfatto e del gusto, mal di testa, aritmia e insonnia- in taluni casi persistono anche dopo la guarigione. Su Jama Cardiology, infatti, un’altra ricerca su 100 pazienti ex Covid-19 dimostra che i disturbi cardiaci sono proseguiti anche dopo tre mesi.

A sei mesi dalla dichiarazione ufficiale dello stato di pandemia da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità, su Covid-19 si sa ancora troppo poco e mancano tuttora molte risposte.

La verità è che sul Coronavirus, pur a sei mesi da quando l’Oms ha riconosciuto l’epidemia, si sa ancora troppo poco, ma le molte ricerche che la pandemia sollecita non mancheranno di fornire, speriamo presto, le risposte che ancora mancano. Non soltanto, quindi, sui vari organi colpiti, sulle cure più appropriate e sul loro decorso, ma anche sulle complicazioni che si verificano nel lungo tempo e sui possibili rimedi per eliminarle. Rimedi che, ovviamente, alla fine arriveranno sui banchi delle farmacie.