Per l’industria farmaceutica è una fotografia positiva quella offerta dal “Report Farmaceutica”, l’analisi di settore elaborata da “24 Ore Ricerche e Studi”, la struttura del Gruppo 24 Ore che esamina settori e mercati dal punto di vista economico e finanziario.

“Report Farmaceutica”, l’analisi di settore elaborata da “24 Ore Ricerche e Studi” registra la buona performance dell’industria farmaceutica nel 2019. Risultati non replicabili nel 2020 martoriato dalla pandemia, ma i dati di Assolombarda per l’anno in corso indicano che il comparto ha perso meno di altri ed è in via di ripresa.

Dopo quelli su “Energia” e “Cosmesi”, questo terzo Report studia la situazione dell’industria farmaceutica nel 2019. E così si vede come, nel triennio 2017-2019, le esportazioni siano salite del 58% (+20,9% nel solo 2019), superando così i 33,5 miliardi di euro (e per il 18,6% queste esportazioni si sono indirizzate verso gli Stati Uniti, primo Paese di destinazione).

Nel settore farmaceutico si contano 50.000 imprese e 280.000 addetti, tra cui i 23.000 intermediari e coloro che operano nelle 18.000 farmacie italiane.

Nelle oltre 200 pagine del “Report” si evidenzia che le imprese del settore farmaceutico in Italia sono, compresa l’intera catena del valore, oltre 50.000 e occupano 280.000 addetti, tra cui i 23.000 intermediari e le 18.000 farmacie (peraltro cresciute del 5,9% tra il 2017 e il 2020).

Inoltre risulta che, complessivamente, il comparto ha fatturato nel 2019 ben 106 miliardi di euro, con un valore aggiunto di 24 miliardi, a fronte di una spesa media mensile di oltre 120 euro per nucleo familiare.

Il farmaceutico è il settore meno colpito, dopo quello alimentare, dalle conseguenze economiche della pandemia.

Una fotografia, quindi, assai positiva del comparto farmaceutico, su cui però è caduta, nel primo semestre 2020, la scure della pandemia Coronavirus. Pur essendo il settore meno colpito, dopo quello alimentare (-3,5%), quello farmaceutico ha pur sempre perso un 12,8%, una contrazione senza dubbio più modesta rispetto al -42% del settore moda, al -41,3 dell’automotive, al -30% dei metalli e al -29% della meccanica. Così almeno risulta dai dati diramati dal Centro Studi di Assolombarda, pubblicati su “Genio & Impresa”, che fotografano la situazione dell’economia lombarda, centro produttivo del Paese.

Questi ultimi dati, peraltro, testimoniano il recupero che le industrie stanno segnando in questa fase post-Covid: a luglio, per esempio, l’economia lombarda ha registrato un -8% rispetto al 2019, in miglioramento rispetto al -15% di giugno, al -22 di maggio e al -45% di aprile, segno che la produzione sta riprendendo, seppur con un andamento lento.

La frenata delle esportazioni

Pesa soprattutto il forte arretramento delle esportazioni (-15,3%, pari a una perdita di 9,7 miliardi di euro di fatturato), a causa della crisi dell’export mondiale, cui si accompagna il drastico calo dell’occupazione: nella sola Lombardia si sono persi 110.000 posti di lavoro tra aprile e giugno 2020 (23.000 occupati indipendenti e 87.000 dipendenti). E questo, nonostante che in Lombardia siano state autorizzate 454 milioni di ore di cassa integrazione (+45% rispetto a tutto il 2010).

Il mondo del farmaco, se confrontato con il resto del complesso produttivo, risulta pertanto quello che soffre meno, ma per ritornare ai livelli anti-Covid è ora richiesto, da parte di tutti, tanto impegno e buona volontà. “Tirarsi su le maniche” è l’invito che viene dagli esperti economici.