Un provvedimento chiarisce le regole sulla vendita di e-cigarette. Lo segnala Federfarma con la propria circolare 588 (disponibile sul sito), illustrando la Determinazione Direttoriale prot. 35087/RU del 13 ottobre 2020, emanata dalla Agenzia della Dogane e Monopoli.

Per la vendita di e-cigarette è necessario presentare una autocertificazione che prevede un impegno preciso relativo a che cosa si intenda vendere: la determinazione della Agenzia della Dogane e Monopoli.

Con questa determinazione si stabilisce che “i legali rappresentanti delle farmacie, delle parafarmacie e degli esercizi di vicinato che esercitano o intendono esercitare l’attività di vendita al pubblico delle cosiddette e-cigarette sono tenuti a presentare un’autocertificazione, resa ai sensi della Legge 445/2000 contenente anche l’impegno a non vendere foglie, infiorescenze, oli, resine o altri prodotti contenenti sostanze derivate dalla canapa sativa o comunque a vendere derivati privi di ogni efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di offensività”.

Questa dichiarazione è fondamentale in quanto “è requisito necessario per il rilascio, il mantenimento e il rinnovo dell’autorizzazione alla vendita dei prodotti liquidi da inalazione”. Deve quindi essere “inviata via Pec all’Ufficio dei monopoli competente per territorio. Nel caso di autorizzazioni già rilasciate, la dichiarazione è resa entro 30 giorni dalla data di pubblicazione della determinazione, ossia entro il 12 novembre 2020”.

Giurisprudenza in materia

Federfarma osserva che il provvedimento sulle sigarette eletrtoniche ha tenuto conto di alcuni importanti pronunciamenti giuridici, cioe:

  • il parere del Consiglio Superiore di Sanità del 10 aprile 2018, nel quale è stato ritenuto che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, qualunque sia il contenuto percentuale di Delta-Tetracannabinolo, non può essere esclusa e che pertanto raccomanda l’adozione di misure atte a non consentire la libera vendita di tali prodotti
  • la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 30475 del 10 luglio 2019 con la quale è stato ribadito che “la cessione, la vendita e, in generale, la commercializzazione al pubblico dei derivati della coltivazione dei cannabis sativa L., quali foglie, inflorescenze, olio, resina, sono condotte che integrano il reato di cui all’art. 73 Dpr n. 309/1990, anche a fronte di un Thc inferiore ai valori indicati dall’art. 4, commi 5 e 7, Legge n. 242 del 2016, salvo che tali derivati siano, in concreto, privi di ogni efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di offensività”.