Quale è stato l’effetto Covid sulla ricerca scientifica? Sicuramente molto forte, come lo è stato su tutte le nostre vite e attività, dentro e fuori dal lavoro.

Abbiamo già visto, in un precedente articolo (vedi qui), come il Coronavirus abbia provocato una riduzione dei controlli medici e, conseguentemente, delle terapie farmacologiche relative ad altre patologie, comportamento soprattutto pericoloso nei confronti dei malati cronici e dei pazienti più fragili.

Effetto Covid sulla ricerca scientifica: molte sperimentazioni sospese o annullate, arruolamento di persone per eseguire studi clinici interrotto, finanziamenti spostati sul Coronavirus.

Sembra, infatti, che esami e cure siano diminuiti in media del 40%, e addirittura dell’85% nei pazienti di prima diagnosi. Ma c’è un altro aspetto che merita di essere considerato, e cioè l’alto numero delle sperimentazioni sospese o addirittura annullate. Il numero, per esempio, delle persone arruolate per le sperimentazioni cliniche ha subìto una brusca interruzione, sia per il pericolo di contrarre il Covid-19, sia per le misure restrittive imposte dai vari Governi. Inoltre, va considerato che molti dei finanziamenti destinati alla ricerca sono stati dirottati verso gli studi relativi ai test e al vaccino contro la pandemia.

In un articolo della rivista Nature Reviews Drug si parla di un taglio nell’arruolamento di pazienti per trial oncologici tra l’80 e l’85%, tra Europa e Stati Uniti. Altre fonti informano che le contrazioni più significative si sono registrate in ricerche relative alle malattie endocrine, respiratorie, infettive, dermatologiche e dei sistemi cardiovascolare e nervoso centrale. Insomma, per la ricerca scientifica il Coronavirus ha rappresentato l’equivalente di un vero e proprio tsunami, soprattutto nel periodo marzo-maggio dell’anno, quando la pandemia è esplosa. Probabilmente poi l’onda lunga degli effetti negativi si registrerà anche durante questo autunno e inverno, in seguito alla ripresa della pandemia e all’esplodere della fase 2.

Una svolta nella ricerca

C’è da dire che buona parte della ricerca clinica e degli investimenti sull’innovazione sono stati però reindirizzati sia verso farmaci esistenti e ristudiati ai fini anti-Covid, sia verso lo studio di nuovi prodotti con il medesimo obiettivo e, soprattutto, verso i potenziali vaccini, la cui scoperta è attesa con ansia perché permetterebbe di risolvere un problema diventato angosciante (oltre a dare immenso slancio a chi riuscirà per primo a commercializzare un vaccino efficace).

Inoltre, la necessità di trovare un rimedio il più in fretta possibile ha permesso alla ricerca scientifica di seguire nuove procedure più agili e più rapide, che potranno essere seguite anche in futuro. E ancora, l’impellenza di trovare rapide ed efficaci soluzioni spinge i diversi gruppi di ricercatori a lavorare in sinergia, evitando inutili e stantie competizioni. Ecco allora una nuova sfida per l’industria farmaceutica, che viene dalla necessità d’individuare nuove linee guida e nuove strategie, oltre all’opportunità di dare maggiore spazio ai centri di ricerca start-up, che oggi più che mai sembrano svilupparsi in modo vivace e proattivo. Ecco, forse vedremo nascere una nuova primavera della ricerca scientifica, i cui benefici potrebbero verificarsi ad ampio raggio.