In Irlanda una nuova convenzione per dare supporto alle farmacie. Perché farmacie territoriali dotate di risorse adeguate rappresentano la chiave per un’assistenza sanitaria efficace ed efficiente. Questo è quanto sostiene l’Unione delle farmacie irlandesi (Ipu), puntando il dito sui ritardi relativi alla Convenzione farmaceutica ferma al 1996. C’è bisogno pertanto di nuovi investimenti e risorse per adeguare il servizio farmaceutico alle necessità del nuovo millennio.

L’Unione delle farmacie Ipu chiede per l’Irlanda una nuova convenzione che porti risorse adeguate alle rete farmaceutica territoriale. La vecchia convenzione risale al 1996.

“Se permettessimo alle farmacie di espandere l’assistenza che forniscono, investendo i risparmi effettuati sui costi nell’assistenza sanitaria territoriale, otterremmo risultati migliori per i pazienti e maggiore capacità di fornire assistenza e conseguente convenienza per lo Stato”, ha dichiarato il segretario generale dell’Ipu Darragh O’Loughlin.

Le proposte delle farmacie irlandesi al governo

Il servizio sanitario irlandese ha subìto per decenni i vincoli di bilancio, ma ora, nel mezzo della pandemia di Covid-19, il governo ha l’obbligo di pensare in modo innovativo e di realizzare, laddove possibili, quei risparmi sui costi che le farmacie suggeriscono da anni.

O’Loughlin fornisce qualche esempio di come affrontare questo cambiamento. Uno dei risparmi sui costi più efficace è rappresentato, per esempio, dai farmaci biosimilari: “Sono farmaci, molti dei quali prodotti in Irlanda, che clinicamente non hanno differenze significative rispetto all’alternativa più costosa. La mancata attuazione di una politica nazionale in materia, promessa da tre anni, ha portato a circa 370 milioni di euro di spese aggiuntive inutili dal 2017 e fino a 125 milioni di euro che potevano essere reinvestiti ogni anno nell’assistenza sanitaria territoriale”.

Altro esempio riguarda la gestione in farmacia delle malattie croniche: “Gli esempi in materia che ci vengono da tutto il mondo mostrano quanto possa essere efficace. Un esempio potrebbe essere l’introduzione di uno screening farmacologico per la fibrillazione atriale. Uno studio commissionato dall’Ipu ha rilevato che ciò potrebbe prevenire oltre 2.300 eventi cardiaci l’anno, con un risparmio di 45 milioni di euro sui costi associati. Oltre a salvare vite umane, si risparmierebbero, nei prossimi 30 anni, 1,36 miliardi di euro di spesa sanitaria”.

O’Loughlin (Ipu): “Espandere il ruolo dei farmacisti è un modo conveniente per aumentare immediatamente la capacità del nostro servizio sanitario”.

Oggi non si può non riconoscere le opportunità che si presentano: “Espandere il ruolo dei farmacisti è un modo conveniente per aumentare immediatamente la capacità del nostro servizio sanitario. In un momento di crisi in cui sentiamo costantemente parlare dei problemi di sovraccarico di lavoro sopportati dai nostri medici di base, i farmacisti dicono forte e chiaro che possono fare di più” aggiunge il segretario generale dell’Ipu. “I medici di base quest’inverno saranno eccezionalmente impegnati ad affrontare il Covid-19 oltre al loro già pesante carico di lavoro; dobbiamo fornire alternative per le persone che non hanno necessariamente bisogno di un medico”.

Per realizzare tutto questo potenziale, occorre però rivedere l’attuale Convenzione farmaceutica che, firmata nel 1996, quindi prima della rivoluzione tecnologica e delle leggi successive che hanno regolato il settore farmaceutico, è ormai del tutto obsoleta. (EP)

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