La digitalizzazione della sanità sta ricevendo un forte impulso a causa della pandemia. Lo attesta una recente indagine condotta dall’azienda di servizi di consulenza e revisione Deloitte su un campione di cittadini italiani ed europei.

Secondo un’indagine di Deloitte, la pandemia da Coronavirus ha impresso una forte spinta alla innovazione tecnologica e alla digitalizzazione della sanità.

L’innovazione nell’ambito salute e benessere del dopo Covid-19 riveste un ruolo importantissimo, anche se con alcuni distinguo sulle sue “dimensioni umane”. Questo è quanto risulta dalla ricerca di mercato condotta da Deloitte su un campione di oltre 6.000 cittadini italiani ed europei, e presentata in occasione dell’Innovation Summit 2000 su “Umanesimo digitale, stella polare della ripresa”.

Un’inchiesta su 6.000 cittadini italiani ed europei

Dalla ricerca risulta che 9 italiani su 10 riconoscono l’importanza dell’innovazione e della ricerca nell’ambito salute e benessere (contro una media di meno di 8 rispondenti su 10 negli altri Paesi europei), sia per gestire in maniera più efficiente le necessità sanitarie di sempre (per esempio, cura dei malati cronici), sia per rispondere a nuovi bisogni e nuove sfide (come la telemedicina, l’accettazione telematica e il monitoraggio da remoto).

Tuttavia, soltanto il 6% ritiene che, in ambito salute e benessere, il livello di innovazione e ricerca dell’Italia sia ottimo (rispetto al 16% a livello europeo) e, inoltre, la qualità dei servizi è sì giudicata positivamente dall’83% degli italiani (contro l’ 87% dei consumatori esteri), ma il 38% dei nostri connazionali ritiene che i tempi di attesa relativi ai servizi siano troppo lunghi (il 26% nella Ue).

E ancora, il 65% degli italiani dichiara che utilizzerebbe app di diagnosi e monitoraggio della salute, a fronte però di più della metà di nostri connazionali che alla telemedicina preferisce la visita in presenza. E, sempre nell’ambito delle visite, il 39% degli italiani predilige i metodi tradizionali e il 17% non si fida degli strumenti telematici.

Infine, oggi un italiano su 4 dichiara di ricorrere alle prenotazioni on line più di quanto facesse prima dell’emergenza, mentre la maggioranza dei consumatori italiani vorrebbe poter utilizzare innovazioni relative a farmaci (66%) e app di diagnosi e monitoraggio del battito cardiaco (65%).

Brambilla (Deloitte): “Il 43% degli italiani (contro il 30% di media all’estero) vorrebbe che la ricerca e l’innovazione nei prossimi cinque anni si concentrassero sullo sviluppo di assistenza più veloce ed efficace. E in generale il 72% ritiene che sia necessario aumentare l’accessibilità delle cure”.

“L’innovazione funziona -commenta Valeria Brambilla, senior partner Deloitte- solamente se vi è un’integrazione del fattore umano con l’aspetto tecnologico e digitale, all’interno di un modello che possiamo definire antropocentrico, che quindi metta l’uomo al centro in tutte le sue dimensioni. Infatti, dal nostro studio emerge che il 43% degli italiani (contro il 30% di media all’estero) vorrebbe che la ricerca e l’innovazione nei prossimi 5 anni si concentrassero sullo sviluppo di assistenza più veloce ed efficace. E in generale il 72% ritiene che sia necessario aumentare l’accessibilità delle cure”.

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