Come funziona e come deve cambiare la nostra sanità secondo gli italiani? È valida nei suoi principi fondanti universalistici, ma ha bisogno di interventi importanti che la rendano più efficace e più omogenea sul territorio. Questo, in sintesi, è quanto emerge da una recente indagine di DoxaPharma e Janssen Italia (Gruppo Johnson & Johnson).

Un’indagine DoxaPharma – Janssen fotografa la valutazione della nostra sanità secondo gli italiani: l’86% condivide il principio universalistico del Ssn, ma la maggioranza chiede uniformità di assistenza tra le diverse Regioni, più tecnologia, più forte medicina territoriale.

Gli italiani, nella stragrande maggioranza, condividono il modello universalistico del Servizio sanitario nazionale: lo dichiara l’86% del campione interpellato dall’inchiesta “Next generation Health” (Le priorità degli italiani sulla sanità del futuro) su mille cittadini, intervistati a settembre 2020 (picco della pandemia Covid-19) e poi a novembre. Ma perché questo sistema funzioni meglio, in coerenza con i suoi principi, i cittadini ritengono necessari per il futuro interventi importanti, che rendano uniformi e omogenei l’accesso alle cure e l’assistenza, oggi troppo differenziati a seconda delle realtà regionali, che accelerino i processi di digitalizzazione, che rafforzino la medicina territoriale e la sua integrazione con la rete ospedaliera.

Tutti temi che sono emersi con chiarezza nel corso della pandemia Covid-19, che ha accentuato i punti critici del sistema sanitario, che si è trovato spesso spiazzato di fronte alle nuove difficoltà. Basti pensare alle tantissime visite mediche annullate nel periodo del lockdown.

La nostra sanità secondo gli italiani

  • L’86% pensa che l’offerta sanitaria debba essere uguale per tutti, sull’intero territorio nazionale, senza differenze tra una Regione e l’altra, perché “abitiamo tutti in Italia”
  • Per un cittadino su due i maggiori punti critici sono la difficoltà di prenotare visite ed esami e l’accesso alle cure
  • In grandissima maggioranza, il 92%, gli intervistati si sono detti favorevoli a presidi territoriali multi-specialistici sul territorio, più piccoli degli ospedali e più diffusi, in modo da evitare di dover sempre ricorrere all’ospedale
  • Il 72% sarebbe propenso alla domiciliazione delle terapie e dei farmaci
  • Resta comunque forte il ruolo di presidio territoriale delle farmacie e saldo l’apprezzamento per il ruolo di consulente di salute del farmacista: rimane il canale preferito
  • Il 90% degli italiani ritiene fondamentale la digitalizzazione delle prescrizioni mediche
  • Il 70% è a favore dell’uso della tecnologia informatica sia per la diagnostica sia per il rapporto medico-paziente
  • Il 76% è favorevole a visite mediche da remoto, anche per il futuro, al di fuori da situazioni di emergenza

Le preoccupazioni dei cittadini

Il secondo sondaggio ha puntato a valutare l’atteggiamento dei cittadini di fronte all’evoluzione della pandemia. I risultati rispecchiano l’incertezza del momento.

  • Nelle ultime settimane sono cresciute le preoccupazioni per la propria salute e sulla possibilità di riprendere le abitudini della normalità pre-Coronavirus (a settembre un terzo temeva di non poter ricominciare a comportarsi come prima, a novembre la percentuale è raddoppiata)
  • L’orientamento favorevole all’assistenza domiciliare è aumentato dal 29 al 41%
  • Un cittadino su due ritiene che le aziende farmaceutiche debbano dare il loro contributo non solo nella ricerca e produzione dei farmaci, ma anche per il funzionamento del sistema

Ricciardi, consulente scientifico del Ministero della Salute: “Articolare il sistema su tre pilastri, tutti fondamentali e con pari dignità: salute come investimento, integrazione ospedale-territorio e digitalizzazione”.

Sui temi emersi dall’indagine DoxaPharma – Janssen si è espresso Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute per la pandemia da Coronavirus, sottolineando “la necessità di abbandonare la logica “ospedalocentrica” che ha contribuito ad aggravare, soprattutto in alcune Regioni, l’impatto dell’epidemia, così da riuscire ad articolare il sistema su tre pilastri, tutti fondamentali e con pari dignità: salute come investimento, integrazione ospedale-territorio e digitalizzazione”.

Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria e presidente e amministratore delegato di Janssen Italia, ha commentato: “Grazie a una rinnovata percezione del valore della salute come investimento e di nuove risorse finalmente messe a disposizione del Ssn a partire dall’anno prossimo, abbiamo una storica opportunità per costruire la sanità del futuro. Con uno sguardo rivolto al futuro, in Janssen vorremmo impegnarci nello sviluppo di punti di cura complementari sul territorio per venire incontro all’esigenza di presidi sanitari non concentrati solo nelle grandi strutture ospedaliere”.

Per approfondire, potete consultare il link dell’indagine qui.