Per la spesa sanitaria l’Italia è ultima in Europa: lo scrive l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), nel suo annuale rapporto “Health at Glance” (che potremmo tradurre “Colpo d’occhio sulla salute”). Un primato al contrario che si spera possa essere cancellato presto.

L’annuale rapporto dell’Ocse “Health at glance” rivela che per la spesa sanitaria l’Italia è l’ultima in Europa: conseguenza dei ripetuti tagli effettuati nel corso dell’ultimo decennio.

Dopo anni e anni di tagli alla spesa sanitaria finalmente si intravedono ingenti finanziamenti in arrivo, necessari per ridare fiato a strutture da tempo depauperate e ulteriormente messe in seria difficoltà dall’emergenza Coronavirus. Il report dell’Ocse ci dà la misura dei tagli operati nell’ultimo decennio con dati che confermano come per la spesa sanitaria l’Italia sia diventata fanalino di coda in Europa.

Risulta, infatti, che in Italia si registra una spesa sanitaria procapite di 2.473 euro, contro una media Ocse, a parità di potere d’acquisto, di 2.572 euro. Impietoso poi è il raffronto con i Paesi big, come la Francia e la Germania, che rispettivamente segnano una spesa sanitaria procapite di 3.644 e 4.504 euro.

La quota di Prodotto interno lordo che l’Italia destina alla sanità è nettamente inferiore rispetto a quanto spendono Germania e Francia. Di poco ci supera anche la Spagna.

Ovviamente, ogni Paese può spendere i soldi che ha. Ma anche se calcoliamo la spesa sanitaria in percentuale rispetto al Pil non ne usciamo bene: a fronte di un’incidenza media europea dell’8,3%, l’Italia occupa nella spesa sanitaria pubblica e privata una quota dell’8,7%, dove la quota di finanziamento da parte dello Stato è pari al 6,4%, mentre quella relativa alla spesa privata è dell’2,2%.

Siamo, quindi, leggermente sopra la media europea (+0,4%), ma ben lontani dalle quote registrate dagli altri Paesi industrializzati, con cui siamo soliti confrontarci. In Germania, per esempio, in sanità va l’11,7% del Pil, di cui il 9,9 nella spesa pubblica e soltanto l’1,7% in quella privata. Al secondo posto troviamo la Francia, che spende in sanità l’11,2% del Pil (9,4% del Pil in spesa pubblica e 1,8% in quella privata) e più di noi spende anche la Spagna, investendo in sanità il 9% del Pil.

L’Italia ha ridotto la spesa sanitaria negli anni di crisi e l’ha aumentata meno degli altri nella fase di ripresa.

Interessante poi annotare come non corrisponda al vero neppure il vanto di un Servizio sanitario nazionale tutto gratuito, tale da permettere al cittadino di non aprire il portafoglio. Le cifre fornite dall’Ocse, infatti, dimostrano che non soltanto la spesa pubblica in Germania e Francia è superiore (in Spagna è uguale a quella italiana), ma che la spesa privata sostenuta dal cittadino (out of pocket) è pure inferiore alla nostra.

Infine, in base sempre ai dati Ocse, risulta che l’Italia è tra i pochi Paesi europei (insieme a Spagna, Grecia e Portogallo) che non soltanto ha ridotto la spesa sanitaria negli anni di crisi (-9% all’anno tra il 2008 e il 2013), ma anche quello che l’ha aumentata di meno negli anni della ripresa (mediamente soltanto del +1% nel periodo dal 2014 al 2019).

Continuare a risultare ai primi posti per i servizi offerti dal Ssn, quindi, rimane un mistero, una specie di miracolo italiano, che ora, grazia all’arrivo di sostanziosi investimenti, potrà essere replicato (almeno speriamo).

Su come risollevare il nostro sistema sanitario, esistono varie proposte: una delle più recenti è quella di Meridiano Sanità, di cui abbiamo parlato qui.