Televisite e telemedicina hanno ricevuto una grande spinta con l’arrivo della pandemia. Covid-19 ha infatti impresso una forte accelerata alle cure digitali, consentendo all’Italia di recuperare il terreno nei riguardi degli altri grandi Paesi, anche se non eravamo proprio all’anno zero, visto che il ministero della Salute ha mappato ben 282 esperienze di telemedicina nelle varie Regioni. Non di meno, proprio il Ministero valuta che sia necessario investire almeno 1,5 miliardi di euro nei prossimi tre anni, per portarci a regime e dare piena attuazione al Fascicolo sanitario elettronico e alla trasformazione digitale. Ma basteranno?

La pandemia da Covid-19 ha dato un forte impulso a televisite e telemedicina e in generale alla digitalizzazione della sanità in tutti i Paesi. In Italia il ministero della Salute ritiene che per attuare pienamente la modernizzazione informatica occorra almeno un miliardo e mezzo di euro. Ma, secondo il rapporto “Welfare Italia” 2020, ce ne vorrebbero ben cinque.

Il rapporto 2020 “Welfare Italia”, elaborato dal Gruppo Unipol con The European House – Ambrosetti, stima sia invece necessario un investimento di 5 miliardi di euro, tre volte più di quanto preventivato dal Ministero. Un salasso, quindi, ma che garantirebbe però alti ritorni: un buon sistema di telemedicina, infatti, permetterebbe una riduzione del 25% delle giornate di degenza, con un risparmio di circa 1,5 miliardi di euro l’anno, che potrebbero arrivare a 4,5 miliardi, considerando anche i risparmi ottenuti con la riduzione sia dei tempi d’attesa, sia degli spostamenti.

D’altra parte, non bisogna dimenticare che gli Stati Uniti hanno speso per la telemedicina in sanità, durante il 2020, ben 29 miliardi di dollari e che nel 2019 la spesa mondiale per questa voce aveva raggiunto i 30 miliardi di dollari.

Televisite e telemedicina, Fascicolo sanitario elettronico: a che punto è l’Italia oggi

Tornando all’Italia, molta attenzione è riservata all’utilizzo crescente delle televisite, per le quali la Conferenza Stato-Regioni ha predisposto un documento, in via di approvazione, che contiene i criteri tecnici e organizzativi per offrire le cure a distanza, comprese le tariffe, le prescrizioni su ricettario Ssn, gli eventuali ticket, il consenso informato, le responsabilità e gli standard da applicare. La prima visita, si precisa, deve essere sempre fatta in presenza, ma poi si potranno ampliare le televisite, fatte, quindi, a distanza.

Peraltro, alcune Regioni -come Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Provincia di Trento- in attesa del documento Stato-Regioni hanno già deliberato, dimostrando come l’argomento sia molto sentito.

Anche il Fascicolo sanitario elettronico sta subendo un’accelerazione: viene eliminato il consenso del paziente alla sua attivazione e verrà inoltre implementato in modo che i dati siano estraibili nel rispetto della privacy. Potrà così diventare uno strumento utile di programmazione strategica, per indirizzare il Ssn verso i reali bisogni di salute della popolazione.

Gli effetti del Coronavirus in questa digital disruption si fanno ovviamente sentire a livello mondiale. Secondo le previsioni anti-Covid di Doximity, il network dei medici americani, il mercato globale avrebbe dovuto quadruplicare nei prossimi sei anni, passando dai 38,3 miliardi di dollari del 2019 ai 130 del 2025. Ma già nel 2020, quindi in piena pandemia, i soli Usa superano i 29 miliardi di dollari, con un quinto del totale delle visite mediche effettuato on line.

E in Italia? Secondo l’Osservatorio Sanità digitale della School of management del Politecnico di Milano, il 37% delle strutture sanitarie si sono dichiarate interessate al telemonitoraggio e il 35% alle televisite. Se si considera che i dati del 2019 erano, rispettivamente, del 27% e del 15%, si comprende come gli sviluppi della telemedicina siano ormai inarrestabili.

Sull’argomento, si veda anche qui.