La ricerca scientifica corre: la pandemia ce lo ha mostrato chiaramente. Un primo vaccino, quello di Pfizer-BioNTech, poi a raffica quelli di Moderna, di Astra Zeneca, della Janssen e altri ancora in arrivo, come una produzione a catena. Tutto questo in meno di un anno, quando un tempo per preparare un vaccino erano richieste decine d’anni, tra studi e sperimentazioni (ci sono voluti dai 10 ai 20 anni per partorire i vaccini antimorbillo e antipolio).

La ricerca scientifica sta accelerando il passo, sostenuta dagli investimenti e sospinta dai progressi tecnologici. La rapidità con cui si sono ottenuti risultati importanti sui vaccini anti-Coronavirus ne è una prova evidente.

Certo, contro il Coronavirus gli investimenti sono stati imponenti, anche da parte statale, e le varie fasi di sperimentazione del farmaco si sono svolte in contemporanea, ma tanta accelerazione è stata possibile anche grazie allo sviluppo di nuove tecnologie, che senza dubbio offriranno interessanti scoperte anche per altre patologie. Basti pensare che Ibm Summit, il più potente supercomputer del mondo, ha una potenza di 200 petaflop (200 milioni di miliardi di operazioni al secondo), tale da permettere in pochi giorni di individuare 77 composti con funzione anti-Covid-19.

La ricerca scientifica può così contare su performance un tempo inimmaginabili, che permettono ora di accelerare la ricerca dei vaccini e domani la scoperta di altri nuovi importanti farmaci, come pure di individuare algoritmi di intelligenza artificiale da cui trarre indicazioni utili sia per la diagnosi, sia per la terapia di molte patologie che ancora tormentano milioni di pazienti.

Nuove frontiere per la ricerca in campo medico, ma non soltanto: dallo smart working all’e-commerce alle prospettive aperte dall’intelligenza artificiale.

Si aprono, quindi, nuove frontiere alla ricerca medica, ma non solo. Perché questo maledetto Coronavirus, insieme a tanti lutti e privazioni sociali ed economiche, ha anche aperto interessanti spiragli su altri possibili sviluppi tecnologici. L’utilizzo del web e delle telecomunicazioni, per esempio, è cresciuto di oltre il 25% e ha pure cambiato in molti comparti lo stesso modo di lavorare. Molte aziende hanno così scoperto che possono benissimo operare in smart working, che non serve perdere tempo in viaggi e incontri quando si può benissimo dialogare con Zoom o con tante altre efficaci piattaforme, e così entrano in funzione nuovi modelli di organizzazione aziendale.

Pensiamo poi allo sviluppo dell’e-commerce, che ha interessato molto anche la farmacia, dove le vendite online durante il 2020 sono quasi raddoppiate (dai 14,3 milioni di confezioni del 2019 agli attuali 25,3 milioni di unità). Il lockdown, infatti, e l’obbligo del distanziamento sociale hanno favorito gli acquisti a distanza, facendo scoprire al consumatore come, accanto alla sicurezza, ci sono pure altri vantaggi, come il risparmio, la riservatezza e la comodità.

Ma il cambio di passo più grande verrà dall’uso dell’intelligenza artificiale e dei robot, che aumenteranno non soltanto l’efficienza produttiva, ma anche la conoscenza dei bisogni e delle abitudini del consumatore. Grazie ai big data, infatti, si potranno capire quali sono le necessità del paziente-cliente e i servizi da lui preferiti, così come sarà possibile individuare statisticamente le caratteristiche di un disturbo e la sua prevalenza.

Costi sociali e investimenti pubblici

Ovviamente, come tutte le trasformazioni, anche queste comporteranno costi sociali e richiederanno imponenti investimenti pubblici, ma intervenire sulla produttività del lavoro assicura una conseguente crescita economica, così come operare nella prevenzione e cura delle patologie comporta benefici non soltanto in termini di salute, ma anche di risparmi nella spesa pubblica.

Stiamo, infatti, per aprire le porte di uno dei periodi più innovativi della storia recente, che, se ben utilizzati, susciteranno un’aurora di crescita. L’obiettivo è ora migliorare i processi produttivi, da una parte, e gli strumenti di conoscenza dall’altra. Un binomio molto favorevole, che ci permetterà di uscire da anni di crisi economica, sociale e, recentemente, anche sanitaria.

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