È dal 2001, da quando i farmaci equivalenti sono apparsi sul mercato italiano, che gli esperti del farmaco diffondono informazioni sia sull’efficacia, sia sull’economicità dei medicinali inizialmente chiamati generici, che, avendo stesso principio attivo, concentrazione, forma farmaceutica, via di somministrazione e indicazioni, sono appunto -come dice la definizione- terapeuticamente equivalenti al corrispondente farmaco di marca.

I farmaci equivalenti come opportunità clinica ed economica, il modo di proporli in maniera corretta, l’impegno della farmacia nel diffonderne conoscenza e uso: di questi temi si è discusso nel webinar organizzato da Motore Sanità, in collaborazione con Mondosanità.

Evidentemente non è facile riuscire a far cambiare le abitudini ed è pertanto richiesto ancora un grande sforzo culturale e informativo per garantire una concreta e ampia diffusione di questi farmaci. Il loro costo, infatti, consente risparmi, rispetto al prodotto originale non più coperto da brevetto, che si aggirano da un minimo del 20% a oltre il 50%. Risparmi che non soltanto contribuiscono a garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, ma che gli permettono anche di liberare risorse indispensabili a favorire una sempre maggiore disponibilità di farmaci innovativi (oltre a consentire al cittadino di spendere di meno quando li acquista di tasca propria).

In Italia l’utilizzo dei farmaci equivalenti è nettamente inferiore a quello dei medicinali di marca e decisamente più basso rispetto a Paesi comparabili al nostro come Germania, Regno Unito e Francia.

Nonostante questi indubbi vantaggi, l’uso del farmaco equivalente è in Italia ancora di molto inferiore rispetto ai medicinali di marca, come ha dimostrato il recente webinar prodotto da Motore Sanità, in collaborazione con Mondosanità, sul tema “Farmaci equivalenti opportunità clinica ed economica: come proporli in maniera corretta”, realizzato con il contributo incondizionato di Teva Italia.

Lo dimostrano i dati relativi all’analisi dei consumi per area geografica: nei primi nove mesi del 2019 il consumo degli equivalenti di classe A risulta maggiore al Nord (37,3% unità e 29,1% valori), rispetto al Centro (27,9%; 22,5%) e al Sud Italia (22,4%; 18,1%). Differenze che non trovano giustificazione alcuna dal punto di vista epidemiologico, economico e sociale, ma che sono il frutto di resistenze di carattere culturale, che il farmacista è impegnato a far superare con una corretta informazione.

Marco Cossolo (Federfarma): “Le 19.000 farmacie italiane confermano il proprio impegno sul territorio, con l’obiettivo di diffondere capillarmente una corretta informazione sull’utilizzo dei medicinali equivalenti”.

“Per sfatare simili pregiudizi -ha detto nel corso del webinar il presidente di Federfarma nazionale, Marco Cossolo è necessario che tutti gli operatori sanitari operino in sinergia e diffondano un messaggio univoco, mettendo il paziente al centro di un processo di crescita culturale, basato su un flusso di comunicazione coerente. Le 19.000 farmacie italiane confermano il proprio impegno sul territorio, con l’obiettivo di diffondere capillarmente una corretta informazione sull’utilizzo dei medicinali equivalenti”.

Non trova giustificazione, infatti, che il farmaco equivalente abbia in Italia, nel canale farmacia, un mercato modesto, pari al 22,16% del totale delle confezioni vendute nel 2019 (era il 22,23% nel 2018, quindi è addirittura diminuito) e al 14,1% del mercato a valori (era 13,8 nel 2018), mentre negli altri Paesi registra consumi in quantità molto più rilevanti: in Germania il 64%, in Inghilterra il 58% e in Francia il 45%.

Ugualmente non ha senso che gli italiani spendano di tasca propria circa un miliardo e 100 milioni di euro per comperare il farmaco di marca al posto del generico, peraltro terapeuticamente equivalente.

Umberto Comberiati (Teva Pharmaceutical): “è necessario che tutti gli stakeholder continuino a parlare del valore del farmaco equivalente. La sfida, infatti, è lavorare tutti assieme, per avere azioni concrete a livello regionale e locale, in modo da aumentare l’utilizzo dei farmaci equivalenti”.

Va quindi confermato, da tutti gli stakeholder del comparto, l’impegno a diffondere il valore del farmaco equivalente, in modo da aumentarne la diffusione, a garanzia della sostenibilità del Ssn. “Questo confronto dimostra la necessità -ha concluso Umberto Comberiati, Business unit head di Teva Pharmaceutical (nella foto)- che tutti gli stakeholder continuino a parlare del valore del farmaco equivalente. La sfida, infatti, è lavorare tutti assieme, per avere azioni concrete a livello regionale e locale, in modo da aumentare l’utilizzo dei farmaci equivalenti”.

Un altro articolo recente in materia di farmaci generici equivalenti lo potete leggere qui.