Il vaccino anti-Covid-19 è in arrivo, sembra anche in tempi relativamente brevi. Tra i tanti interrogativi, che si mescolano alle speranze, ce n’è uno che sta suscitando forte interesse e molte discussioni: vaccinarsi sarà facoltativo od obbligatorio?

Il vaccino anti-Covid-19 sarà facoltativo od obbligatorio? Per il momento, le opinioni sono molto variegate. C’è chi è favorevole all’obbligo, considerando che vaccinazioni obbligatorie già esistono in Italia. Altri preferiscono l’informazione e la persuasione alla obbligatorietà. Molto dipenderà dalla raggiungibilità della cosiddetta immunità di gregge.

Vari politici, medici e uomini di scienza si sono già pronunciati sulla eventuale obbligatorietà del vaccino anti-Covid-19, con pareri prevedibilmente non omogenei. Tra gli altri, si segnala quello espresso dal viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, che, intervenuto questa settimana alla trasmissione Agorà di RaiTre, ha detto che potrebbe essere necessario introdurre forme di obbligatorietà nel caso in cui la quota di vaccinati risultasse troppo bassa per ottenere l’immunità di gregge. Di seguito sintetizziamo alcune delle posizioni emerse dal dibattito in corso in queste settimane.

Orientamenti diversi su volontarietà od obbligo

• C’è chi ritiene che sia meglio prima impegnarsi a convincere le persone a vaccinarsi e poi eventualmente ricorrere all’obbligo se le adesioni saranno insufficienti a ottenere l’immunità di gregge (alcuni sondaggi dicono infatti che, al momento, una parte degli italiani si dichiara non intenzionata a vaccinarsi).

• C’è chi pensa invece, appellandosi ai principi della cultura liberale, che l’obbligo di vaccinarsi non sia mai ammissibile.

• C’è poi chi sostiene che sarebbe opportuno rendere sin dall’inizio la vaccinazione anti-Coronavirus obbligatoria come quelle già esistenti per altre patologie importanti.

• Un’altra opzione presa in considerazione è quella di rendere la vaccinazione obbligatoria soltanto per alcune categorie, come, per esempio, i soggetti particolarmente a rischio per ragioni di salute e gli operatori sanitari.

• Altri ancora pensano che sia meglio non imporre un obbligo, ma piuttosto stabilire limitazioni alle attività praticabili da chi non si sia vaccinato contro il virus.

Secondo il magistrato Alfonso Marra, se fosse introdotta l’obbligatorietà per il vaccino anti-Covid, il farmacista che si rifiutasse incorrerebbe in pesanti provvedimenti: sanzione pecuniaria e sospensione della Convenzione.

Se dovesse prevalere la linea dell’obbligatorietà del vaccino anti-Covid-19, un farmacista che rifiutasse di sottoporsi a vaccinazione obbligatoria, incorrerebbe in sanzioni pesanti.

Lo spiega il magistrato Alfonso Marra, esperto di questioni giuridiche legate alla sanità, richiamando una importante sentenza della Corte Costituzionale del 18 gennaio 2018, pronunciata a proposito della Legge n. 119 del 2017 (Legge Lorenzin), che sanciva l’obbligatorietà delle vaccinazione per i minori fino a 16 anni d’età.

Sulla base dei principi enunciati dalla Corte, se fosse introdotto l’obbligo vaccinale, il farmacista non potrebbe legittimamente rifiutare e continuare poi a esercitare l’attività professionale.

Infatti -argomenta Marra- “la Corte Costituzionale ha ritenuto la piena legittimità costituzionale delle vaccinazioni obbligatorie, affermando che i vaccini sono una conquista della scienza e rappresentano una delle misure di prevenzione esistenti e più qualificanti per la protezione della salute individuale e collettiva. Il che trova fondamento sul dovere di solidarietà per prevenire e limitare la diffusione di alcune malattie, previsto nella nostra Carta Costituzionale”.

Per la Corte Costituzionale il passaggio da una strategia basata sulla persuasione a un sistema di obbligatorietà trova una sua giuridica giustificazione nella difesa della salute della collettività in presenza di un calo delle coperture vaccinali.

Inoltre, continua Marra, “la sentenza precisava che: tutte le vaccinazioni rese obbligatorie erano già state previste e raccomandate nei piani nazionali di vaccinazione finanziati dallo Stato nell’ambito dei Lea e che il passaggio da una strategia basata sulla persuasione a un sistema di obbligatorietà trovava una sua giuridica giustificazione nella difesa della salute della collettività in presenza di un calo delle coperture vaccinali”.

Ne consegue che il farmacista che, nell’eventuale presenza della obbligatorietà, rifiuti la vaccinazione dovrà essere sottoposto a provvedimenti.

“L’autorità amministrativa -specifica il magistrato- dovrà infliggere la prevista sanzione pecuniaria e la Regione, unitamente all’Asl territorialmente competente, dovrà intervenire con la sospensione del rapporto convenzionale”.

Aggiunge, in conclusione, Marra: “L’adempimento all’obbligo vaccinale lo impone la funzione esercitata dal farmacista quale organo di tutela e difesa della salute della collettività nazionale e di lotta alla diffusione delle malattie infettive”.

Sui vaccini anti-Coronavirus all’esame dell’Ema abbiamo pubblicato articoli qui, qui e qui.