I costi del Coronavirus per la sanità italiana sono già molto alti e certamente aumenteranno, perché la pandemia ci accompagnerà ancora per molti mesi almeno.

Secondo il rapporto “Welfare Italia” 2020, elaborato dal Gruppo Unipol con The European House – Ambrosetti (come riportato dal quotidiano “Il Messaggero”), siamo già arrivati a 1,8 miliardi di euro, ai quali vanno aggiunti più di 300 milioni per i tamponi, 265 per le terapie intensive. E poi ci saranno i costi per i vaccini in arrivo (acquisto dei prodotti e organizzazione della campagna vaccinale per milioni di persone).

I costi del Coronavirus hanno fatto crescere la spesa sanitaria italiana al 7,5% del Pil, dopo costanti politiche di tagli che la facevano arretrare anno dopo anno, mentre gli altri Paesi europei la aumentavano.

Si stima che i costi del Coronavirus porteranno la spesa sanitaria italiana 2020 oltre i 120 miliardi di euro, pari al 7,5% del prodotto interno lordo.

Sembra quasi una sorta di contrappasso, se si pensa che la spesa sanitaria italiana era stata costantemente ridotta nel corso degli anni, con tagli pesanti che hanno reso particolarmente problematico e affannoso oggi il contrasto dell’emergenza Covid.

Il rapporto “Welfare Italia” sottolinea infatti che, nel tempo, l’Italia ha tagliato sistematicamente la spesa sanitaria pubblica, mentre gli altri Paesi invece la aumentavano: nel 2009 rappresentava il 7% del Pil, nel 2018 era scesa al 6,4%. Invece, i Paesi dell’area euro avevano una media del 7,9% e la Germania arrivava al 9,6%.

Parallelamente, è in crescita la spesa privata: il rapporto osserva che, su una spesa sanitaria totale di quasi 155 miliardi di euro, il 26% circa è riferibile al privato.

Secondo il rapporto “Welfare Italia” 2020, un progetto di telemedicina su scala nazionale potrebbe far risparmiare alla sanità italiana quattro miliardi e mezzo l’anno.

Tra i piani da attuare per rafforzare il sistema, oggi ulteriormente appesantito dai costi del Coronavirus, il rapporto “Welfare Italia” indica l’attivazione di un progetto pilota di telemedicina da allestire su scala nazionale.

Come abbiamo già visto in un articolo precedente (vedi qui), sarebbe necessario, secondo gli estensori del rapporto, un cospicuo investimento di cinque miliardi di euro. Ma i risultati potrebbero essere assai significativi: una riduzione delle giornate di degenza del 25%, che produrrebbe un risparmio di un miliardo e mezzo l’anno e quindi di sette miliardi e mezzo in un quinquennio.

Un piano organico nazionale di telemedicina avrebbe inoltre l’effetto di ridurre tempi di attesa e spostamenti per visite e controlli, che si tradurrebbe in risparmi stimabili in oltre tre miliardi l’anno. Sarebbe così possibile ridurre gli attuali costi annui di 4,5 miliardi di euro.