Non si possono utilizzare buoni spesa per ricette Ssn: si tratterebbe di “un sistema non compatibile con le vigenti norme di legge che disciplinano la cessione al pubblico di medicinali”. Così dichiara il Ministero della Salute (Direzione Generale dei dispositivi medici e del servizio farmaceutico), con nota (n. 85284 del 30 dicembre 2020) inviata a Federfarma e per conoscenza a tutti gli assessorati alla Salute delle Regioni e delle Province autonome.

Il Ministero della Salute, con un parere richiesto da Federfarma, dichiara che la consegna in farmacia di buoni spesa per ricette Ssn realizza un sistema premiale non compatibile con le norme vigenti.

Era stata proprio Federfarma (come ricordato nella circolare 4/2021, disponibile sul sito della Federazione) a segnalare al Ministero un’iniziativa “presso alcune farmacie del Gruppo Dr. Max, consistente nella consegna in farmacia di un buono spesa, utilizzabile in acquisti successivi di parafarmaci o servizi, a fronte di ogni ricetta del Servizio sanitario nazionale, cartacea o dematerializzata, presentata per la spedizione”.

Nella propria segnalazione Federfarma sottolineava che “il buono spesa di un euro, ancorché utilizzabile all’atto di un successivo acquisto di parafarmaci o servizi, è consegnato contestualmente all’acquisizione di medicinali etici”.

Federfarma inoltre osservava “che in materia di fornitura al pubblico dei medicinali e, nello specifico, in ordine alle iniziative promozionali, esistono vincoli di legge inderogabili, con particolare riguardo all’obbligo di esporre gli sconti in modo leggibile e chiaro e di praticarli a tutti gli acquirenti (art. 5.3, Dl 223/2006; art. 11.8, Dl 1/2012) e, soprattutto, al divieto di attivare concorsi, operazioni a premio o vendite sotto costo (art. 5.2, Dl 223/2006; art. 8.1, Dpr 430/2001).

Secondo il Ministero della Salute, il farmaco “in quanto strumento di cura delle malattie, è oggetto nel nostro ordinamento di una disciplina speciale, che, tra l’altro, mira a impedire che tale prodotto sia oggetto di pratiche commerciali potenzialmente idonee a causarne un consumo errato o un abuso con effetti nocivi sulla salute”.

Il Ministero della Salute ha dato ragione a Federfarma, affermando che “le norme sopra citate non consentono di applicare sistemi che, nell’intento di fidelizzare i clienti, realizzino discriminazioni fra gli stessi nell’applicazione degli sconti sull’acquisto di farmaci” e che la ratio è di “evitare che pratiche commerciali finalizzate alla ricerca della clientela possano favorire il consumo dei medicinali o realizzare distinzioni, dirette o indirette, immediate o successive, tra clienti sul prezzo dei medicinali”.

“Il bene farmaco -ricorda il Ministero della Salute- in quanto strumento di cura delle malattie, è oggetto nel nostro ordinamento di una disciplina speciale che, tra l’altro, mira a impedire che tale prodotto sia oggetto di pratiche commerciali potenzialmente idonee a causarne un consumo errato o un abuso con effetti nocivi sulla salute”.

“Più in particolare il legislatore -prosegue il Ministero- con il divieto di qualsivoglia operazione a premio o concorso connessa alla vendita di medicinali ha inteso impedire non solo, in concreto, che l’acquisto del medicinale sia condizionato da fattori diversi da quelli strettamente curativi, ma anche, a priori e più in generale, che il medicinale in quanto tale possa ricadere in meccanismi premiali rientranti sic et simpliciter in logiche concorrenziali e di consumo”.

In conclusione, il Ministero ha precisato che “l’iniziativa evidenziata sembrerebbe non compatibile con le soprarichiamate disposizioni, creando di fatto un meccanismo premiale, connesso, in quanto accessorio e indissociabile, alla vendita di medicinali, che determina un vantaggio economico (sconto indiretto) derivante dall’acquisto del medicinale, financo a carico del Servizio sanitario nazionale, di cui, peraltro, beneficiano non già tutti gli utenti, bensì solo coloro che intendano effettuare ulteriori acquisti, sia pure di beni diversi dai farmaci, nella farmacia medesima”.

Vietare i comportamenti commerciali scorretti

Visto il parere ministeriale sul tema dei buoni spesa per ricette Ssn, Federfarma ritiene che le proprie organizzazione territoriali possano chiedere alle autorità locali, in particolare agli Ordini dei farmacisti, di vietare eventuali iniziative analoghe a quella segnalata, in relazione alle norme citate sopra e, per quanto riguarda gli Ordini, agli articoli 3 (concorrenza sleale) e 18 (divieto di accaparramento di ricette) del Codice deontologico del farmacista.