Con la attuazione effettiva della Brexit e l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea dal 1° gennaio 2021, vi sono effetti anche per il mondo del farmaco e per i farmacisti: la categoria si troverà di fronte ad alcuni cambiamenti significativi, determinati dalla conclusione del processo che ha portato gli inglesi fuori dall’Europa. Federfarma li ha analizzati e sintetizzati nella Circolare 24/2021, disponibile nell’area dedicata del suo sito internet.

La Brexit avrà implicazioni rilevanti per la farmacia italiana: con l’uscita del Regno Unito dalla Ue, vi saranno cambiamenti per quanto riguarda farmaci, ricette, mercato del lavoro. Potrebbero prodursi carenze di medicinali e di dispositivi medici.

Ora che il Regno Unito non è più uno Stato membro della Ue, i rapporti tra le due entità sono regolati da un Accordo di cooperazione e commercio. Questa situazione, per quanto riguarda la farmacia, comporterà alcuni cambiamenti, che Federfarma ha riassunto come potete leggere a seguire.

Farmaci: possibili carenze nelle forniture, soprattutto per i Paesi pià legati al mercato inglese

Ai farmaci, come a tutte le altre merci, non verrà applicata alcuna tariffa doganale (creando la cosiddetta zona di libero scambio), tuttavia verranno applicate tutte le altre formalità doganali, ovvero il rispetto delle regolamentazioni tecniche e gli standard qualitativi di produzione.

Il Regno Unito ha deciso di riconoscere la maggior parte dei processi regolatori eseguiti dall’Ema, mentre l’Ue accetterà solo le ispezioni presso le proprie industrie per il controllo del rispetto delle pratiche di buona fabbricazione (Gmp) stabilite dal Regno Unito. L’esistenza di queste nuove barriere potrebbe portare a situazioni di carenza nelle forniture, soprattutto in quei Paesi intimamente legati al mercato inglese, come Irlanda, Malta e Cipro.

Dispositivi medici: l’Inghilterra ha abbandonato il marchio CE

Il Regno Unito ha abbandonato il sistema di certificazione europeo (il marchio CE), anche se continuerà a riconoscere le autorizzazioni degli enti certificatori europei per due anni e mezzo. Anche le importazioni di medical device inglesi dovranno conformarsi agli standard e alle regole europee e saranno quindi soggette a tutti i dovuti controlli doganali sui beni importati.

Anche in questo caso la nuova situazione potrebbe portare a indisponibilità di prodotti sul mercato europeo.

Prescrizioni di farmaci e ricette non più spedibili

Le ricette nazionali private dei farmaci a uso umano sono riconosciute in tutti i Paesi dell’Unione europea.

Con la Brexit le ricette di medici inglesi non sono più valide sul territorio dell’Ue e, allo stesso modo, una ricetta italiana non potrà più essere “spedibile” da una farmacia inglese.

Ci potrebbero essere eccezioni legate ad accordi bilaterali, come, per esempio, quello già esistente tra Irlanda e Regno Unito.

Riconoscimento del titolo di farmacista: che cosa cambia e che cosa resta

Le norme europee prevedono il reciproco riconoscimento del titolo di farmacista, conseguito in uno Stato membro, su tutto il territorio europeo. Con la Brexit il titolo di farmacista conseguito nel Regno Unito non sarà più automaticamente riconosciuto negli altri 27 Paesi dell’Unione.

Pertanto, un farmacista inglese che vorrà lavorare in Italia dovrà presentare domanda di riconoscimento del proprio diploma come qualsiasi altro farmacista extracomunitario.

Al contrario, il Regno Unito ha deciso di continuare a riconoscere automaticamente i titoli dei farmacisti europei per altri due anni, a meno di future decisioni che stabiliranno uno stop a tale riconoscimento.

Assistenza sanitaria: carta di assistenza per i cittadini inglesi in viaggio nella Ue

I cittadini europei potranno continuare ad avere accesso agli ospedali e ai servizi di emergenza in caso di viaggi nel Regno Unito.

I cittadini inglesi dovranno invece fare richiesta della Carta di assistenza sanitaria globale (Ghic): ciò al fine di potersi garantire cure di emergenza e assistenza sanitaria quando viaggiano all’interno dell’Ue.