Tecnologia e salute: un binomio che si è rafforzato anche in seguito agli effetti della pandemia. L’emergenza Coronavirus è infatti una ferita ancora aperta, che ha imposto cambiamenti nelle nostre abitudini quotidiane, oltre a sofferenze e lutti. Ma ha anche favorito una maggiore attenzione ai problemi di salute, uno sviluppo dei servizi sanitari e, in alcuni settori, una maggiore resilienza, soprattutto nell’ambito delle “cure e servizi di prossimità”. E ha dato un impulso rilevante all’utilizzo e sviluppo della tecnologia e della digitalizzazione.

L’emergenza Coronavirus ha avuto effetti importanti nel rafforzare il binomio tecnologia e salute, dando impulso allo sviluppo della telemedicina e al maggiore impiego delle ricette dematerializzate.

Le nuove tendenze trovano conferma nella ricerca Altems (Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari) dell’Università Cattolica, effettuata in collaborazione con Simef (Società italiana di medicina farmaceutica), che evidenzia come sia ora necessario ridisegnare “un sistema organizzativo della rete dei servizi”

Con il Covid-19, in particolare, è stata maggiormente utilizzata la telemedicina in tutte le Regioni italiane come supporto al paziente per farlo rimanere a casa, così come vi è stato un ampio impiego delle ricette dematerializzate per farmaci e presidi terapeutici.

In Italia la propensione verso la telemedicina e i consulti on line con il medico è cresciuta vistosamente: +28% nell’ultino anno; otto cittadini su dieci favorevoli a consulenza medica via internet o webcam per malattie minori.

Dalla ricerca Stada (Health report 2020 su 12 Paesi europei), invece, apprendiamo che 8 italiani su 10 sono propensi alla consulenza di un medico tramite webcam o internet per una malattia minore o secondaria, e solamente Spagna (82%) e Finlandia (81%) risultano più propensi di noi a un consulto online. Sono dati che confermano il rafforzamento della relazione tra tecnologia e salute nell’opinione dei cittadini.

Nell’anno della pandemia, poi, l’orientamento dei nostri connazionali verso la telemedicina è cresciuto, rispetto all’anno precedente, di ben 28 punti percentuali, segnando così l’incremento più alto tra i 12 Paesi oggetto della ricerca, un vero e proprio cambio di mentalità.

La maggioranza degli italiani sembra avere più fiducia nell’innovazione tecnologica, meno nell’efficienza delle Asl.

Se da una parte non manca la fiducia sui vantaggi apportati dall’innovazione tecnologica, dall’altra si riscontra una certa prudenza nei riguardi delle strutture sanitarie pubbliche. La gente, infatti, ha risposto positivamente alle disposizioni del Governo, ma non c’è completa fiducia nelle capacità delle Asl di individuare e contenere i nuovi focolai di Covid-19. Poco più della metà degli intervistati, infatti, risulta abbastanza soddisfatta, ma poco meno di un quarto dichiara di avere poca o nessuna fiducia, e soltanto 2 persone su 10 affermano di avere piena fiducia nella propria Asl.

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