Sui test rapidi in farmacia il Tar dell’Emilia Romagna ha dato un primo parere favorevole ai farmacisti, respingendo la richiesta di sospensiva presentata dal Consiglio nazionale dei biologi che contestava l’Accordo tra la Regione Emilia Romagna e le associazioni di categoria delle farmacie convenzionate per effettuare test rapidi nasali per la rilevazione dell’antigene del coronavirus. Il Tribunale amministrativo dovrà poi emettere una sentenza definitiva, ma, dopo un primo esame della questione, non ritiene che le argomentazioni giuridiche dei rappresentanti dei biologi  per ottenere la sospensione dell’accordo siano fondate.

Test rapidi in farmacia: il Tar Emilia Romagna respinge la richiesta di sospensiva avanzata dal Consiglio nazionale dei biologi contro l’Accordo tra Regione Emilia Romagna e associazioni delle farmacie convenzionate.

Federfarma ha dedicato una propria circolare al tema (la 84/2021, disponibile sul sito della Federazione), ricostruendo la vicenda e sottolineando l’importanza di questo primo pronunciamento a favore delle farmacie, al fianco delle quali la stessa Federfarma era intervenuta in giudizio,

Il Consiglio nazionale dei biologi sostiene che la legge non consentirebbe alle farmacie e comunque ai farmacisti di effettuare il test antigenico rapido e che tale circostanza causerebbe un danno ai cittadini: di qui la richiesta di sospendere l’accordo con le farmacie dell’Emilia Romagna. Ma il Tribunale amministrativo regionale non ha accolto l’istanza e, in attesa di pronunciarsi con una sentenza definitva, l’ha respinta con l’Ordinanza n. 59/2021.

In attesa della sentenza definitiva, in Emilia Romagna sarà possibile continuare a effettuare i test rapidi in farmacia.

Federfarma fa notare in particolare che “il Tar, accogliendo le argomentazioni di Federfarma e della Regione Emilia Romagna, ha affermato che non sussisterebbe il fumus boni iuris, per sospendere l’accordo predetto. In sostanza, a un primo scrutinio, tipico del giudizio cautelare, il Tar non ritiene fondate le argomentazioni giuridiche avanzate dal Consiglio nazionale dei biologi, anche avuto riguardo al fatto che -all’esito di una valutazione comparativa degli interessi coinvolti nella vicenda- deve prevalere quello legato alla massima flessibilità e funzionalità organizzativa”.

Il Tar -spiega Federfarma- “si pronuncerà definitivamente nel merito con propria sentenza. ma, nelle more, le farmacie dell’Emilia Romagna potranno continuare ad effettuare tale importante servizio a vantaggio dei cittadini, garantendo proprio quella funzionalità organizzativa evidenziata dallo stesso Tribunale amministrativo” (sul nostro sito, vedi qui).

Federfarma: la Legge di Bilancio prevede espressamente che ”i test mirati a rilevare la presenza di anticorpi IgG e IgM e i tamponi antigenici rapidi per la rilevazione di antigene Sars-CoV-2 possono essere eseguiti anche presso le farmacie aperte al pubblico”.

La ragione per cui il Consiglio nazionale dei Biologi aveva impugnato l’accordo regionale con le farmacie emiliano-romagnole era la convinzione che l’ordinamento italiano “non consentisse alle farmacie e comunque ai farmacisti di effettuare tamponi antigenici rapidi, considerati atti professionali riservati ad altre professioni sanitarie (tra cui quella dei biologi) e non inclusi nella farmacia dei servizi”.

In realtà -rileva Federfarma – proprio su questo punto “è intervenuto direttamente il legislatore che, con la Legge di Bilancio 2021, all’art. 1, comma 418, stabilisce espressamente che ”i test mirati a rilevare la presenza di anticorpi IgG e IgM e i tamponi antigenici rapidi per la rilevazione di antigene Sars-CoV-2 possono essere eseguiti anche presso le farmacie aperte al pubblico dotate di spazi idonei sotto il profilo igienico-sanitario e atti a garantire la tutela della riservatezza”.