La titolarità di una farmacia non può essere acquisita da una società di capitali totalmente partecipata da una casa di cura. Lo ha stabilito la sentenza n. 106 del 9 febbraio 2021 del Tar delle Marche, che ha accolto le argomentazioni del contenzioso giudiziario avviato da Federfarma nel 2019.

Il Tar Marche, accogliendo il ricorso di Federfarma, ha stabilito che una società partecipata totalmente da una casa di cura non può acquisire la titolarità di una farmacia.

Federfarma, con la circolare 87/2021 (disponibile sul sito della Federazione, insieme con il testo della sentenza), ha dato con soddisfazione la notizia dell’esito favorevole del contenzioso (in cui è stata assistita dagli avvocati Massimo Luciani e Piermassimo Chirulli), attivato per impedire a una società di capitali, totalmente partecipata da una casa di cura, di assumere la titolarità di una farmacia.

La vicenda e le argomentazioni di Federfarma

La vicenda riguardava -riassume Federfarma- “la Farmacia comunale n. 1 di Ascoli Piceno, la cui titolarità era stata ceduta dal Comune a una società di capitali, la “Farmacia San Marco Ssl”, avente come socio unico un’altra società di capitali (la Casa di Cura Privata Villa San Marco Srl), a sua volta titolare dell’omonima clinica in Ascoli Piceno, nella cui compagine sociale figuravano due medici, di cui uno era anche componente del consiglio di amministrazione della stessa società”.

Secondo Federfarma, era stata violata la disciplina sulle incompatibilità contenuta negli articoli 7 e 8 della Legge n. 362 del 1991 e 102 del Regio Decreto n. 1265 del 1934 (Tuls).

Federfarma rilevava che il socio unico della società aggiudicataria della farmacia, la Farmacia San Marco Srl, era una clinica privata, la “Casa di Cura Privata Villa San Marco Srl” e che la Farmacia San Marco Srl e la Casa di Cura Villa San Marco Srl avevano lo stesso amministratore unico.

Inoltre, Federfarma evidenziava che nell’oggetto sociale dello statuto della società Casa di Cura rientrava anche “l’impianto, la gestione e l’esercizio di case di cura per malati in genere” e “l’impianto, la gestione e l’esercizio di case di riposo per l’assistenza residenziale in genere”, tutte attività che prevedono la prescrizione di farmaci da parte del personale medico, e che la suddetta società gestiva una casa di cura con sede in Ascoli Piceno e un ambulatorio medico nella stessa sede.

Per Federfarma, dunque, le incompatibilità “si estendono anche a una società di capitali a sua volta socia della società titolare di farmacia (nonché alla sua compagine sociale)”.

Il Tar delle Marche ha complessivamente condiviso le tesi di Federfarma, ribadendone anche la legittimazione “a far valere in giudizio un interesse istituzionalizzato riferibile all’intera categoria dei farmacisti titolari di farmacie private”. E ha “annullato gli atti che avevano consentito che la titolarità e la gestione di una farmacia venisse sostanzialmente affidata, tramite controlli societari, a soggetti che versavano in situazioni di incompatibilità”.

Che cosa ha detto il Tar delle Marche

Vale la pena di riportare qui alcune delle argomentazioni sviluppate dal Tribunale amministrativo regionale marchigiano, che potete leggere più ampiamente nella circolare 87 di Federfarma.

Garantire l’autonomia dell’attività di dispensazione dei farmaci
  • “La ratio della disciplina delle incompatibilità che riguardano la titolarità della farmacia e i rapporti con altre professioni sanitarie risiede nella necessità di garantire al massimo l’indipendenza e l’autonomia dell’attività di dispensazione dei farmaci, soprattutto rispetto all’attività di prescrizione degli stessi, evitando così possibili conflitti di interessi. La giurisprudenza, anche comunitaria, ha chiarito in più occasioni che il servizio farmaceutico è un servizio pubblico che ha come principale scopo quello di garantire ai cittadini un accesso ai farmaci sicuro e di qualità …in tal senso esso rientra nell’obiettivo più generale di tutela della salute pubblica ….tanto da essere pacificamente collocato all’interno del Servizio sanitario nazionale”.
L’indipendenza della professione di farmacista rispetto ad altre professioni sanitarie
  • Il Tar rileva che la Legge n. 124/2017 sulla concorrenza ha introdotto la possibilità, per le società di capitali, di essere titolari di farmacia, ma ha comunque “previsto delle forme di incompatibilità alla partecipazione di dette società, sia contemplandone di nuove, sia estendendo a queste ultime quelle già previste per i singoli farmacisti”.
  • “La disciplina sulle incompatibilità va interpretata sempre tenendo come riferimento, sotto il profilo teleologico, la ratio ad essa sottesa, che, “se da una parte va ravvisata nella volontà del legislatore di dotare le farmacie di una solida base economico-finanziaria, sempre in vista dell’attuazione dell’ottimale assistenza farmaceutica quale attività di servizio pubblico, dall’altra parte è volta ad assicurare l’indipendenza della professione di farmacista rispetto ad altre professioni sanitarie. In quest’ottica, e venendo al caso in esame, non può non ritenersi condivisibile la posizione delle ricorrenti secondo cui l’indagine circa il rispetto della disciplina delle incompatibilità e dei divieti in materia di titolarità delle farmacie -pena la sua sostanziale elusione- avrebbe dovuto essere condotta non solo con riferimento alla Società San Marco s.r.l. – unipersonale, formale titolare della farmacia, ma necessariamente anche alla Società Casa di Cura Privata Villa San Marco s.r.l. che di quella società è socio unico”.
Potenziale conflitto di interessi
  • Evidenzia il Tar che “sebbene sia vero che non vi sia un espresso divieto normativo a che i componenti del consiglio di amministrazione di società titolare di farmacia possano esercitare la professione di medico, è tuttavia indubbio che la partecipazione di un medico in un organo a cui spetta la gestione della società, che a sua volta è socio unico della società titolare di farmacia, non esclude quella commistione fra gestione di una farmacia e gestione, diretta o indiretta, di attività medica, che può dar vita ad un potenziale conflitto di interessi”.
Gestione di una farmacia e incompatibilità
  • “La partecipazione alle società che hanno come oggetto esclusivo la gestione di una farmacia è incompatibile con qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica (art. 7, commi 1 e 2, della legge n. 362 del 1991, nel testo novellato dalla legge n. 124 del 2017). Inoltre, l’art. 8, comma 1, della medesima legge, nel prevedere che la partecipazione alle società di cui all’articolo 7 è incompatibile, tra l’altro, nei casi di cui all’articolo 7, comma 2, secondo periodo, stabilisce espressamente che l’incompatibilità riguarda proprio le persone fisiche o giuridiche che partecipano alle società titolari di farmacia”.
  • A ulteriore conferma, il Tar ricorda quanto statuito dal Consiglio di Stato secondo cui ”la formulazione del citato art. 8 L. n. 362/1991, indicativa e comprensiva delle varie incompatibilità concernenti i singoli farmacisti, ha chiaramente la ratio di rendere applicabile anche nei confronti dei partecipanti alle società di persone o alle società cooperative a responsabilità limitata le incompatibilità per i farmacisti persone fisiche titolari o gestori di farmacie, già disseminate in numerose disposizioni di legge. Conseguentemente oggi tale divieto deve necessariamente ritenersi operante anche nei confronti dei soci delle società di gestione delle farmacie comunali, in coerente applicazione dei parametri costituzionali di riferimento”.
Assicurare indipendenza tra chi prescrive farmaci e chi li dispensa
  • Diversamente, evidenzia il Tar “si rischierebbe un vulnus alla disciplina sulle incompatibilità; ciò in quanto, grazie alla costituzione di una società, altra società in posizione di controllo ovvero i suoi soci medici otterrebbero il risultato, da un lato, di continuare a svolgere l’attività nel settore medico-sanitario, dall’altro lato, di acquisire (sia pur indirettamente) la proprietà della farmacia, in tal modo eludendo la ratio sottesa agli artt. 7 e 8 della Legge n. 362 del 1991 e tutto il sistema delle incompatibilità voluto dal legislatore, che vanno nel senso di assicurare indipendenza tra coloro che sono chiamati a prescrivere i farmaci (medici) e coloro che i medesimi farmaci dispensano (farmacisti)”.