Nel Recovery Plan una delle priorità per l’Italia devono essere gli investimenti nella sanità digitale, su cui il nostro Paese è debole.

Nel Recovery Plan la digitalizzazione della sanità deve essere una priorità per l’Italia: è il Paese più arretrato in questo campo tra gli Stati membri dell’Ocse, pur avendo un sistema sanitario fra i migliori al mondo.

C’è infatti un controsenso di fondo: da una parte la sanità italiana viene giudicata tra le migliori del mondo, dall’altra è quella meno digitalizzata tra i Paesi dell’Ocse. E questa è proprio una strana dicotomia, visto che il web è sempre più importante in sanità ed esserne privi è una grave carenza.

Quali siano le possibili conseguenze ben le descrive Luca Foresti, ad del Centro Medico Sant’Agostino di Milano, su “Il Sole 24 Ore”, ricordando quanto di buono il digital garantisce in termine di prenotazioni, elaborazione dati, analisi, scambio d’informazioni, telemedicina e teleconsulti e così via. Inoltre, l’evoluzione digitale è indispensabile per realizzare economie di scala, di cui il Servizio sanitario nazionale ha tanto bisogno per la sua sostenibilità.

Quattro obiettivi in cinque anni

Diventa allora sempre più necessario superare in Italia il divario tecnologico che ci penalizza e per farlo bisogna raggiungere 4 obiettivi nei prossimi 5 anni. Vediamoli.

  • Standardizzare a livello nazionale il linguaggio digitale usato in sanità (sia clinico, sia amministrativo)
  • Imporre che tutti i dati clinici siano messi a disposizione dei pazienti e di quanti da questi autorizzati, in tempo reale e in formato digitale
  • Conservare in formato digitale tutte le prestazioni che adottano quel linguaggio garantendo buona qualità
  • Mettere ai vertici delle istituzioni sanitarie soltanto decisori con competenze digitali

I primi due punti -scrive Luca Foresti- sono necessari per evitare una babele sanitaria e a tal fine bisogna che lo Stato imponga a tutte le Regioni di adottare identici linguaggi: ciascuna potrà implementare le infrastrutture desiderate, ma il linguaggio e lo scambio di informazioni dovrà essere uniforme e in tempo reale. Così il paziente avrà sempre con sé la propria storia clinica, ovunque si trovi, reperibile con apposite app in un software che centralizzi tutti i dati, indipendentemente da chi, pubblico o privato, li abbia prodotti. Sarà così possibile anche effettuare analisi di intelligence clinica.

Non soltanto la medicina di base è la più adatta a questa rivoluzione, ma anche la specialistica, e così sarà facilitata la presa in carico del paziente, il controllo dell’aderenza terapeutica, oltre alle prestazioni di telemedicina, video-consulto, video-visite, invio ricette, scambio dati tra professionisti, e così via.

Sono importanti i finanziamenti, ma è indispensabile la volontà politica

Ma nulla di tutto questo potrà avvenire se a capo delle istituzioni sanitarie non ci saranno responsabili con sicure competenze digitali. Ecco allora la necessità di preparare e selezionare nuovi leader con queste specifiche competenze.

Nel Recovery Plan sono previsti sostanziosi investimenti proprio per far fronte a questa rivoluzione digitale, ma, oltre ai soldi, è necessaria una precisa volontà politica, finora latitante, insieme con la determinazione di attuare questi progetti e la convinzione che i soldi destinati non rappresentano una spesa, bensì un proficuo investimento. “Una sanità digitale -conclude Luca Foresti- sarà anche una sanità meno costosa per lo Stato e i cittadini”.

L’appello della Fip alle facoltà di farmacia: sviluppate competenze digitali

Vale la pena di ricordare che anche la Federazione internazionale farmaceutica (Fip) ha pubblicato un documento (“Fip digital health in pharmacy education. Developing a digitally enabled pharmaceutical workforce”), con il quale invita le facoltà di farmacia a sviluppare competenze digitali nel settore farmaceutico.

La Fip evidenzia così l’importanza di prevedere percorsi di formazione digitale a partire dai primi anni accademici, dotando le facoltà universitarie di strumenti atti a trasferire agli studenti conoscenze e competenze sul loro utilizzo nella pratica professionale.

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