Si può certamente parlare di business dei vaccini. Se il 2020 sarà ricordato come l’”Anno della pandemia”, infatti, il 2021 lo sarà come l’“Anno dei vaccini”, tanto questi costituiscono il grande bisogno per tutti i Paesi in affannosa ricerca, ma anche, nel contempo, il grande business dell’industria farmaceutica.

Si stima che il business dei vaccini anti-Covid produrrà globalmente per l’industria farmaceutica un fatturato di oltre 38 miliardi di dollari nel solo 2021. Nel 2025 si raggiungeranno i 75 miliardi.

Si calcola che il mercato dei vaccini anti-Covid supererà i 38 miliardi di dollari nel solo 2021, un fatturato destinato poi a non esaurirsi velocemente, ma che si svilupperà fino al 2025, raggiungendo in cinque anni la bella vetta di 75 miliardi di dollari. Perché ci saranno altre persone da vaccinare (dopo quelle delle nazioni ricche), altri richiami da fare, e nuove varianti del Coronavirus da combattere.

Successo in Borsa per chi produce vaccini

Non dobbiamo poi limitarci al giro d’affari che le fiale anti-Coronavirus stanno assicurando ai loro produttori, perché, nel valutare il peso del business dei vaccini. Bisogna anche considerare i valori di Borsa che li stanno premiando. Si calcola, infatti, che il valore di Pfizer e BioNTech, Moderna, AstraZeneca, Johnson & Johnson -per intenderci, i primi arrivati al vaccino- sia lievitato di oltre 100 miliardi di dollari.

Tanto per fare un esempio, Moderna -che prima del vaccino era un’azienda con 200 dipendenti e 60 milioni di ricavi- a fine 2021 arriverà a 10 miliardi di dollari, con azioni aumentate del 700%. Anche la capitalizzazione di BioNTech è raddoppiata, arrivando a 117 miliardi di dollari, mentre il valore di Novavax, altro farmaco prossimo al varo, avrebbe ottenuto incrementi del 6.000%.

La rivincita di Small Pharma nei confronti di Big Pharma

Interessante anche annotare come -seppur il primo arrivato sia un vaccino della Pfizer, la n. 1 tra le multinazionali del farmaco- sul podio si sono poi insediati vaccini di aziende poco conosciute, come Moderna e BioNTech. Si tratta, insomma, di una specie di rivincita di “Small Pharma” rispetto a “Big Pharma”, secondo la definizione diffusa sui mass media.

Tra l’altro, risultano sconfitti i produttori francesi, che pur vantano, con l’Istituto Pasteur, una ricca tradizione in questo campo. I prodotti anti-Covid, infatti, sono targati Usa, Germania e Inghilterra e la pur grande Sanofi ha dovuto interrompere la corsa e limitarsi ad “affittare” i suoi impianti per produrre il vaccino di Pfizer.

L’ipotesi di sospensione dei brevetti

Il “grande business” dei vaccini e del Coronavirus ha, d’altro canto, suscitato non poche reazioni. Così, alcune associazioni della società civile, come Msf (Medici senza frontiere), e Paesi un tempo definiti del Terzo Mondo hanno chiesto all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) di sospendere temporaneamente i brevetti, per aumentare la produzione dei vaccini e abbassarne il prezzo.

Peraltro, l’articolo 9 del trattato istitutivo del Wto prevede “eccezioni” alla proprietà intellettuale in casi di particolare gravità, e il Covid-19 senza dubbio lo è. Va poi considerato che molti dei vaccini realizzati hanno ottenuto ingenti finanziamenti pubblici (pari a oltre 90 miliardi di dollari), e quindi queste scoperte non sono soltanto farina del sacco dell’industria farmaceutica.

Inoltre, anche l’Oms spinge verso il superamento del brevetto, ma ancora non ha ottenuto il via libera, e c’è anche da considerare come, brevetto a parte, non sia né facile, né rapido, allestire impianti capaci di produrre vaccini.

Non soltanto soldi, ma anche potere: la politica dei vaccini di Cina e Russia

Un’ultima considerazione su questo grande business. Anche Russia e Cina li producono, ma. più che puntare sui fatturati, questi “medicinali di Stato” sembra siano utilizzati con finalità geopolitiche. Mosca e Pechino, infatti, starebbero attuando la “diplomazia dei vaccini”, mettendoli a disposizione dei Paesi del Terzo Mondo o, comunque, meno ricchi.

La Cina, per esempio, sta regalando o vendendo a basso prezzo le sue fiale a Indonesia, Pakistan, Cambogia e Malesia, e anche Brasile, Egitto, Turchia e Balcani sarebbero suoi clienti. Idem dicasi per lo Sputnik V, il vaccino russo, che sta invadendo India, Nepal, Messico, Ungheria, Serbia e Albania. E in questi Paesi non è certo al fatturato che si punta, quanto piuttosto all’espansione geopolitica.

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